Ci sono articoli che vale la pena di leggere e giornalisti che sanno fare il loro mestiere. Pubblico un articolo di Pierangelo Sapegno, giornalista de La Stampa di Torino. Visto che siamo all'inizio delle vacanze, ci sono posti considerati mitici, icone del divertimento e della bella vita, che con l'indifferenza tipica della nosra societàà vengono considerati tali.
Lloret del mar è uno di questi posti.
Ora è toccato a una ragazza di nome Federica, domani chissà: sarà colpa dei figli, superficiali e con la voglia di scappare dalle città piuttosto che di viaggiare davvero, sarà colpa dei genitori, per i quali va sempre tutto bene in nome del non-discutere, sarà colpa di chi si arricchisce sulla pelle dei ragazzi.
Beh, così, giusto per rifletterci un po' su...
Sesso e droga aspettando l’alba
Lloret del mar. Quello più normale sta parlando da solo. Non può fregarcene di meno. Forse anche noi parliamo da soli, e da un bel pezzo. Ma gli altri corrono, urlano, ballano. Camminano per delle ore, come dei fantasmi, tutti in gruppo: escono da un locale, entrano in un altro e continuano a camminare, inseguiti da una musica, da una risata, o da una voce più forte, tra i fumi di birra rancide e di fiatate canine. Colori scuri, sensazioni rap, ritmi assordanti. Però tante facce da bambini.
Sembra un posto sospeso sul vuoto, Lloret de Mar e la sua notte, un posto dove non si capisce bene quale sarà la porta dopo, come sarà la fine e come saranno i suoi occhi. S
ono le 4 del mattino. Federica s’è persa così, e s’è persa in quest’ora, in questa confusione di porte, di luci, di insegne e di promesse, in questo torpore alcolico, un bacio umido e la sorsata di un bicchiere.
[...] E poi siamo andati allo Yates, a cercare il tavolo dove gli amici hanno detto che Federica s’era messa a ballare, che poi sarà stato questo bancone, o la panca fuori, dove s’era buttata affranta prima di sparire. La nostra amica Anabel Reinoso ci aveva raccontato che «è successo molte volte che qualcuno ha fatto bere miscugli di alcol e droghe alle ragazze per poi approfittarne». E quelli che ti offrono qualche pasticca li trovi dappertutto, per strada, dentro i locali, sui bordi della spiaggia persino, e ti inseguono come i pierre delle discoteche che ti abbordano anche solo per spiegarti che quel posto è lo sballo migliore o che «lì si trova più facilmente da scopare». Anche noi li abbiamo incontrati, gli spacciatori.
Alla fine ha un po’ ragione Gianni Volpi, 22 anni, da Milano, quasi pentito d’esser venuto qua, perché gli sembra «il regno della tristezza, la patria dello zamarro». Anche se forse lo dice solo perché dev’essere l’unico che non ha cuccato, un po’ è vero. Avevamo cominciato il nostro giro alle 11 di sera, come aveva fatto Federica. Avevamo mangiato un pollo alla Campana di Pedro, e appena fuori ci eravamo infilati nel primo pub. Avevamo chiesto alla barista se ci indicava qualche locale, e lei ci aveva guardato come se fosse Flavia Vento di fronte a un congiuntivo. «Stasera non posso, sono impegnata», aveva risposto. Qualcuno al nostro posto avrebbe tagliato la corda, ma noi no. Abbiamo insistito. La barista ha rifilato agli avventori lo sguardo di chi la sa lunga, poi s’è lasciata scappare un sorrisino, presentando il resto dei suoi denti. Non che fossero più carini di quelli che avevamo già visto. Ha detto che poteva fare un elenco che non finiva più: Calipso, Tropics, Colossos, Menfis, Hollywood, Revolution. «Devo continuare?». No. Alla fine l’abbiamo pure aspettata.
E’ che era meglio andare con una donna giovane per capire com’è l’andazzo. Il bar Beach&Friends era ancora aperto: sta lì accanto al Flamingo, un casermone con le finestre e le terrazze affacciate, come celle su un cortile, con gli asciugamani stesi alle ringhiere e una piscina grande come uno sputo proprio davanti all’ingresso.
[...] Anche quando venne fuori la notizia di Federica, nessuno ci fece troppo caso. Come dicono alla polizia, «sapeste quanti ragazzi spariscono a Lloret de Mar. Li ritroviamo il giorno dopo che si risvegliano sulla spiaggia». Il divertimento ha le sue regole e la sua follìa. Guardate come funziona: quelli che ti offrono le pasticche per fare la notte più lunga, li trovi anche lungo questo viale di due chilometri che costeggia il mare. La gente è quasi mai da sola: non è posto questo. Ma fra queste bande di amici che si incrociano nella ressa, non sono pochi quelli che spuntano a mezz’aria da ombre cineree, sperduti nel loro torpore alcolico. Come dice Valentina, l’amica che assieme a Stefania si era messa a cercare Federica in quel pomeriggio del primo luglio, «circolano tipi strani, fantasmi della notte, gente strafatta... Non sai mai che cosa ti può capitare. Io non esco mai da sola».
E quello che non si capisce è perché l’avesse fatto lei, Federica, sdraiata su quella panchina in fondo al vicolo, alle 4 del mattino, «come se stesse male o non avesse più forze». Si può lasciare sola una persona così? A rigor di logica bisognerebbe rispondere di no.
Ma qui è diverso, perché è come facesse parte di questa dimensione, e in fondo ha ragione Anabel Reinoso, perché Lloret de Mar è come se fosse il posto giusto per una ciucca vagabonda, quello dove andare ad acquattarsi come una biglia in una fessura tra due assi, un porto sicuro per tutti quelli che devono dimenticare qualcosa. In questo marasma potrebbe sembrare normale che tu sia ridotto così. Solo che Federica non aveva niente da dimenticare. E’ questo il suo mistero.
Alla fine siamo rimasti anche noi con questo sguardo da una notte senza luna, gli occhi stretti come fessure, conciati come chissà quale rottame.
E’ che ci sono un mucchio di posti dove entri gratis e bevi ancora di più senza pagare.
Basta avere una donna assieme.
Poi uno si trascina con quest’aria da relitto umano.
Ma non vuol dire che si è già pronti per la demolizione.







