venerdì 31 luglio 2009

STRANO SCRIVERE DA QUI...

In realtà mi sembra davvero strano scrivere da qui.
Mi trovo quasi al centro del mondo, a Bujumbura, nel cuore del cuore dell'Africa, il Burundi.
In attesa di partire per il nord del paese domani, dove seguiremo il progetto, passiamo la prima notte nella capitale, semplicemente perchè l'orario di arrivo dell'aereo non ci permetteva di poter partire subito.
Ho acceso il computer, solamente perché qui i generatori smettono di funzionare alle dieci meno un quarto, e così andando a dormire nella stanza senza luce, l'unico modo che mi è venuto in mente per illuminare un po' la stanza è stato accendere il computer portatile.
Sorpresa, misto a stupore, quando sullo schermo mi è comparsa la pagina di internet con una connessione senza fili. Strano, forse assurdo, vedere ed immaginare dalla finestra di questa stanza le capanne del villaggio che dorme, illuminate solo da qualche fioca luce di candela, e sul davanzale della finestra il mio computer con internet.
Domani si parte dove la rete senza fili non potrà essere una sorpresa perchè non c'è, quindi credo che questa, seppur così inaspettata, sia l'ultima volta che riesco a scrivere direttamente da qui.
Forse l'ultima sera, prima di partire, quando dormirò di nuovo qui.
Da domani sarà Africa, gente, bambini, progetti. Ed ancora voglia di crescere, di sognare, di crederci, di fare, di imparare. Soprattutto l'ultima.
Mi sembra di non essere mai andato via, quasi come se il filo dei ricordi che mi lega a questi posti si sia semplicemente riannodato.
Va così, che siamo fatti per soffrire quando ci mancano le cose che abitano l'anima, ma la sofferenza legata alle cose che ci mancano, si accompagna sempre, proprio perchè siamo fatti così, alla capacità unica di non dimenticare.
Con un sorriso.
Peppe

martedì 28 luglio 2009

TROPPO PICCOLO, PER ESSERE INVISIBILE.


Ancora due giorni in Italia. Poi sarà Africa.
Mi sembra siano trascorsi solo pochissimi giorni dall'anno scorso. E invece, è passato un altro anno di vita. Passato di corsa tra le cose indispensabili, la famiglia, gli affetti, l'amore, l'amicizia, il lavoro, i sogni che accompagnano ogni storia; tra le cose superflue, la televisione, il calcio, il sabato sera.
Tra le parentesi di sorrisi e quelle cariche di lacrime, tra le discese e le salite, tra i momenti di serenità e i momenti carichi di malinconia.
Esattamente come ogni vita che circonda la mia.
Momenti speciali, momenti più tristi, e vita quotidiana.

Due giorni, per capire un'altra volta che le cose indispensabili se lo sono davvero e ci appartengono fino nell'anima sono capaci di oltrepassare qualsiasi distanza. Per capire che la nostra vita è fatta di cose superflue, che non partiranno mai con te per davvero.
Per lavorare tre settimane per quello in cui credo: un mondo più giusto.
Con il realismo di sempre, che non mi fa sentire una persona speciale o diversa dagli altri ma che mi ricorda forte ogni mattina che dopo che sei stato lì non puoi più, forse mai più, fare finta di niente e catalogare i tuoi giorni come un semplice passaggio.

Per condividere le poche cose che sono capace di fare, per stare con i bambini, seguire il progetto della scuola e delle cisterne, incontrare la gente; per lo spettacolo di magia e i palloncini che mi lasciano sempre impressi nel cuore gli occhioni sbarrati, per iscrivere a scuola i bambini e dirgli, dopo gli occhioni sbarrati, che ogni cosa che vogliono imparare a fare, ha bisogno di studio.

Non parto solo. Nessun viaggio, in fondo, può essere fatto completamente da soli.
Verrà il gruppo con cui ho l'onore di condividere questo pezzetto di strada. Con qualcuno anche più di un pezzetto, e sarà comunque bello camminare quelle strade insieme.
Verranno, anche se non fisicamente, gli animatori degli anni scorsi, e don Claudio. Qualcuno di loro è da altre parti nel mondo, qualcuno studia, qualcuno mi accompagna e poi verrà a prendermi e comunque sarà un po' come se fosse lì.
Ci sarà Henry, con cui abbiamo iniziato questo progetto un po' folle e che andrà nei prossimi anni a portarlo avanti.
Ci saranno i tanti che fanno il tifo, che ci credono, che si fidano di noi. Che ci hanno regalato maglie, matite, penne, offerte. Niente di tutto questo andrà sprecato, è una promessa.
E ci saranno, perché no, anche gli scettici, quelli che interpretano l'andare in Africa come un'abitudine e che non condividono o non capiscono questa scelta. Incontrare i poveri, non sarà né potrà essere mai, un'abitudine o un'aggiunta al curriculum. Mai.
Così.

Credo sia l'ultima volta che scriverò sul blog per un po' di tempo, poi ci saranno le foto, questa volta di una scuola finita e di una cisterna piena d'acqua. I bambini ci aspettano e noi aspettiamo loro: sono davvero troppo piccoli, per essere invisibili.
E il nostro poco tempo ritagliato che riusciamo a dare loro, è una piccolissima gocciolina nell'oceano dei diritti, talmente piccola che quasi non si vede. Ma esiste, ed io sono sicuro che in qualche modo servirà a far crescere qualche germoglio che forse non vedremo noi direttamente o non sapremo mai. Ma che non sarà più invisibile. Che comunque sarà piccolo, ma troppo piccolo, per essere invisibile.

Con un sorriso di buona estate a tutti,
Peppe

sabato 25 luglio 2009


"La nostra meta non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose".


Prima di partire per l'Africa, prometto che scrivo ancora una pagina...


giovedì 9 luglio 2009

Quindici anni dopo

Ci sono cose che capitano come nei film.
Sono andato via da Torino già mentre finivo la quinta elementare. Dicono fossi allegro da piccolo (come adesso, del resto), così stavo proprio bene con gli altri bambini e le altre bambine della mia classe.
Così, l'ultimo giorno di scuola è stato anche l'ultimo giorno che ci siamo visti.

Poi la vita, come un orologio a pile infinite, va avanti, per ciascuno.

Quindici anni dopo, viene l'idea di riunire la classe, e così tra internet e vicinanze siamo riusciti a trovarci.
E' strano uscire la sera a 27 anni, con un po' di batticuore. Mi capita solo quando scendo dalla scaletta dell'aereo e davanti c'è l'Africa. Altrimenti, si esce sereni, allegri, tranquilli, contenti, stanchi, sorridenti.. ma mai, con il batticuore.

E' stato bello rivedervi 15 anni dopo, ognuno con le sue storie da raccontare. Impari qualcosa in più, sulla vita, quindici anni dopo. Che qualcuno va in discesa e corre, qualcuno si arrangia come può, qualcun altro cammina in salita da un po'. Qualcuno si è spostato, ha una famiglia, qualcun altro lo farà presto, altri forse non lo faranno mai.

Bello, avrò altre persone da portare nel cuore, che ricordavo bimbi e li ho ritrovati con la barba, che ricordavo con la Barbie e che adesso ha una famiglia. Bello tutto questo, bello davvero.

Chissà tra quindici anni.