mercoledì 14 maggio 2008

A PROPOSITO DI MARCO TRAVAGLIO...

Sono laureato in comunicazione di massa e ho dato diversi esami di giornalismo e affini.
Non so quasi nulla di scienze politiche e non ho mai studiato storia del pensiero politico.
Dunque, anche se la pochezza di 26 primavere non mi rende certo un esperto, posso dire che per attitudine mi sento molto più vicino ad un giornalista, che ad un politico.
Che amo molto di più lo scoop che i grafici, che preferisco un bel reportage ad un'analisi politica ed economica. Eppure, questa volta davvero no.

Non si può stare dalla parte di Travaglio, pur non avendo in camera mia il poster di Schifani.
Credo che ci sia una profonda differenza tra dare informazioni e fare propaganda: un giornalista deve prima di tutto informare.
Ed anche rispetto alle informazioni, un buon giornalista non deve manipolarle o renderle parziali, come Travaglio ha fatto parlando di Schifani.

Il fatto (cronologicamente documentato) è questo: Renato Schifani nel 1979 entra in una società di brokers finanziari, acquisendo il 3% delle azioni, ed uscendone l'anno successivo (1980). Diciotto (!!) anni dopo, alcune persone con cui era entrato in contatto nel 1979, vengono arrestate per associazione mafiosa, in un'inchiesta di molti anni dopo che non ha nulla a che fare con la società finanziaria.
Nel 1995 Renato Schifani è consigliere di un comune che viene sciolto per mafia tre anni dopo (1998): chiaramente era entrato in contatto con altri consiglieri indagati, senza che però il suo nome nemmeno comparisse nell'inchiesta, essendo evidentemente estraneo ai fatti.
La seconda attuale carica dello stato, Renato Schifani, infine, è il firmatario del provvedimento legislativo che rende ancora più rstrittivo il regime 41 bis, il cosiddetto "carcere duro" per i reati legati alla mafia.

Collocare un fatto nello spazio (la Sicilia) senza fornire coordinate temporali, come ha fatto il giornalista Marco Travaglio a "che tempo che fa", è dire in modo incompleto le informazioni.

Aggiungo questo: che denigrare un uomo, e in questo caso un'alta carica dello Stato, definendolo lombrico e viscido, oltrechè lasciando intendere un legame con gli ambienti di mafia, è una mancanza grave di rispetto ed una grave diffamazione.
Se Travaglio pretende rispetto per l'informazione e libertà di giudizio, non può essere il primo, sfruttando la sua notorietà e la fama di ottimo giornalista, a fornire informazioni incomplete e di parte delegittimando un altra persona che nemmeno è mai stata indagata.

Credendo che la seconda carica del nostro Paese fosse un "mafioso" (e indignandomi per questo), mi sono informato da più fonti, giungendo alla conclusione che quello di Travaglio è un abile discorso di un bravo giornalista, ma assolutamente incompleto e inesatto in molti punti.
E' un po' come se uno dicesse che alle elementari il mio migliore amichetto, quello che si giocava tutti i giorni ai giardini insieme, adesso è in carcere per una rapina e che io potrei essere un rapinatore...

Mi spiace, pur non amando Berlusconi & C., la libertà e la completezza nella comunicazione sono altra cosa, ben altra cosa. Ed anche il rispetto e la deontologia professionale (il codice etico che obbliga un giornalista ad essere obiettivo nei giudizi e completo nel fornire le informazioni, tra le altre cose).

Chi va parlando nei microfoni degli studi televisivi e nei dibattiti di libertà d'opinione e di rispetto, dovrebbe essere in prima persona testimone di libertà e di rispetto.
Non assoggettato ad un potere, ma neppure talmente poco professionale da delegittimare per vendere più libri o dvd o per riempire le piazze.

E' anche questo, che forse ci renderebbe più maturi e ci regalerebbe la sensazione di vivere in un paese più limpido.

Peppe

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Grande! Un giornalista "VERO" lo è sempre, con ideali liberi da politica e imparziale nei giudizi!

Purtroppo oramai il giornalista che da informazione è una razza semiestinta, più raro quasi delle balene....

Herry Cellophan ha detto...

...considerazioni controcorrente le tue?...ma scherzi?...sei in linea con il pensiero di tutta la politica che dici di amare meno del giornalismo, ed ovviamente sai ed hai capito come funziona il vostro mondo!

Questo non è Travaglio (che tra l'altro io detesto) ma semplicemente wikipedia:

Nel 1979 Schifani è stato tra i fondatori (con una quota del 3%, pari ad un milione e mezzo di lire)della società di brokeraggio assicurativo Sicula Brokers, nella quale ha anche assunto il ruolo di amministratore. Tra i soci di questa società, vi erano l'ex ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà: Benny D'Agostino - all'epoca dei fatti un imprenditore incensurato, facente parte di una nota famiglia impegnata nella costruzione di porti e banchine in tutta la Sicilia - nel 1997 fu arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente condannato; Mandalà, che nel 1980 era incensurato e svolgeva l'attività di rivenditore di carburanti, arrestato nel 1998 e successivamente condannato a 8 anni per associazione mafiosa, è stato definito dai giudici il capocosca di Villabate; Lombardo è stato presidente e consigliere delegato della società di recupero crediti Satris[15] della quale erano soci i discussi esattori ed uomini d'onore della "famiglia" di Salemi Nino e Ignazio Salvo, arrestati da Giovanni Falcone nel 1984. Nel dicembre del 1980, un anno e mezzo dopo esservi entrato, Schifani ha poi liquidato la propria quota uscendo dalla società.

Nel 1992 Schifani insieme all'avvocato Antonino Garofalo è stato socio fondatore di Gms (una società di recupero crediti). Garofalo è stato arrestato nel 1997e rinviato a giudizio per usura ed estorsione. Schifani tuttavia non è stato coinvolto nella vicenda.

A metà degli anni '90, Schifani fu ingaggiato come consulente per l'urbanistica e il piano regolatore del Comune di Villabate, il cui sindaco Giuseppe Navetta è un parente del boss Mandalà. Nel 1999 il Comune viene sciolto per infiltrazioni mafiose nella giunta che ha nominato consulente Schifani.

Luigi ha detto...

E' il discorso della pagliuzza e della trave. Travaglio sarà stato formalmente scorretto (anche se ci credo poco che gli amici di Schifani si siano convertiti alla mafia solo tardivamente e che quelle società fossero state messe su per puri scopi etici), ma dovremmo piuttosto preoccuparci seriamente della censura e della manipolazione dell'informazione che ormai ha raggiunto livelli assolutame4nte preoccupanti in Italia. Ricordo un documentario straniero di qualche anno fa, che ovviamente non vedremo mai in Italia, dove i giornalisti della RAI raccontano cosa gli viene ordinato di dire e di non dire: http://video.google.com/videoplay?docid=-7507586179468920585&q=&hl=it

Daniele ha detto...

Ottima riflessione che condivido in pieno.

Stefania ha detto...

Sono d'accordissimo con te!
Mi sembra un post saggio, apolitico, obiettivo e documentato, bravo!
Tornerò più spesso da queste parti!

Biagio ha detto...

Sono daccordissimo con te. Io stimo tanto Travaglio, un grande oratore e giornalista serio e preparato. Però ultimamente sta deludendo molti suoi lettori per una crisi di "vippismo" e "qualunquismo" profonda. Spero rientri nei ranghi e ritorni a fare il suo lavoro:raccontare i fatti!!!!
http://rizzocitizen.ilcannocchiale.it/

greenman ha detto...

Travaglio che è un giornalista, ha espresso la Sua opinione su un personaggio politico; può essere condivisa o meno, resta comunque una sua valutazione. Non mi sembra che qualc'uno si sia scandalizzato più di tanto quando Bossi Leader di un partito politico e ministro dello Stato abbia diffamato il Presidente della repubblica!!!!
P.S. Certo che Schifani è proprio uno sfigato, sulla sua strada incontra sempre gente poco raccomandabile!!!!!!

Anonimo ha detto...

La questione è che in nome dell'antiberlusconismo, questi pseudogiornalisti si arrogano il diritto di insultare chiunque,del resto fà molto audience e fà vendere libri.

Anonimo ha detto...

in un paese normale vedrebbero tutti le cose come le vedi tu.
fatto sta che i giornalisti sono, nella maggior parte dei casi ex attivisti di partito e per il restante qualunquisti alla Grillo (ma non riccchi come lui).
nel nostro paese invece ci sono solamente "partigiani" che non vogliono posare le armi.
siamo il Libano della politica.

Anonimo ha detto...

Stamattina l'onorevole Minniti in televisione ha affermato che è contrario al reato di immigrazione clandestina. Con un sorrisetto ha affermato che in caso fosse introdotto questa tipologia di reato, anche le badanti sarebbero conto legge. Orbene il nostro, ministro dell'Interno-ombra legittima il fatto che vi siano persone, badanti o meno, entrate illegittimamente nel nostro Paese. Non ha mica pensato ad una norma più snella che faciliti la regolarizzazione delle badanti magari a costo zero per i poveri pensionati. No, ha affermato che introdurre il reato di immigrazione clandestina sarebbe sbagliato. E' la solita sinistra che non ha mai saputo governare e che si appiglia su argomenti elevatissimi come la statura di Berlusconi. Saluti da Falco

claudio ha detto...

a volte il contadino vende la mucca per far studiare il figlio asino. il fatto che tra un certo contatto tra schifani e mafiosi siano trascorsi 18 anni non può rasserenare nessuno che voglia avere dei rappresentanti autorevoli e privi di macchia.
hai mai visto un mafioso beccato con le mani nel sacco e subito processato e condannato? conosci i tempi ed i mezzi della giustizia italiana? nel 1995 (e non sono 18 anni) è di nuovo dove non dev'essere. certo potevo esserci anch'io. ma sapendo che l'italia ha estremo bisogno di chiarezza e trasparenza dei suoi massimi rappresentanti, forse, se non avessi la coda di paglia, avrei risposto a travaglio, pubblicamente, ad anno zero. invece no. meglio una querela.

D. ha detto...

IO MI DOCUMENTEREI MEGLIO, FOSSI IN TE:

Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo
di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Soprannome Fronte del Riporto.
Segni particolari Porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata
nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani
con la scusa di rendere immuni le «cinque alte cariche dello Stato» (anche se le altre quattro non avevano
processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L’ex
ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani «il principe del Foro del
recupero crediti», anche se Schifani risulta più che altro essere
stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico
La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino
Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e
dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di
programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale
ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con La Loggia.
L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e
l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il
Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio, La
Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il
piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà
[il figlio di Antonino che per un paio d’anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in
funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate. Schifani, che
effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una
querela contro Campanella.
Assenze 321 su 1447 (22,2%) missioni 20 su 1447 (1,4%).
Frase celebre «Li abbiamo fregati!» (dopo l’approvazione della legge sul legittimo sospetto, che doveva
servire per spostare i processi contro Berlusconi e Previti da Milano a Brescia, 1° agosto 2002).
«In vacanza alle isole Eolie, Renato Schifani, in compagnia di alcuni amici, ha dovuto aspettare per un’ora
di fila che si liberasse un tavolo in un ristorante del centro di Lipari. Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo
Madama ha pazientemente atteso il proprio turno, senza sollevare alcuna obiezione e senza pretendere un
trattamento di favore» (comunicato ufficiale dell’ufficio stampa del sen. Schifani,
15 agosto 2006 ).
«Rita Borsellino sfrutta il nome del fratello per fini politici» (12 settembre 2003).
«Sono un sessantottino, ho partecipato anch’io alle occupazioni. Sto dedicando la mia vita a lui, io credo
molto in Silvio Berlusconi (...) Mi sono innamorato di Berlusconi perché ho visto in lui quella
naturalezza e genuinità della politica che non avevo visto in passato. È un grande stratega e un grande
leader» («Libero», 29 luglio 2007 ). «Oggi Cuffaro ha ripreso saldamente in mano il timone di una
Sicilia che già è cresciuta così come i dati sul Pil e sulla disoccupazione ai minimi storici ci indicano.
Dobbiamo anche riconoscere al governatore siciliano che è stato e continua ad essere l’unico garante
della unitè della coalizione, risultato questo che, in un sistema maggioritario, è garanzia di stabilità e quindi
di quella risorsa fondamentale per lo sviluppo che è la governabilità di un territorio. Forza Italia sarà al suo
fianco in questa nuova fase di governo della Regione per sostenere quella linea riformistica che è alla base
del proprio credo politico» (dopo la condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento, Agi, 19 gennaio
2008).

marco ha detto...

condivido in pieno l'analisi che hai fatto. sei un ottimo blogger, davvero.
saluti,
Marco

tulkas84 ha detto...

ottima analisi ;)
ho fatto qualcosa su travaglio anche sul mio blog!

ciao

Mattia ha detto...

Non entro nel merito del discorso... Travaglio può piacere o non piacere...

Quello che mi stupisce è sia chiusa la bocca ad un giornalista, per quanto discutibile sia il suo metodo di lavorare...

Perchè allora non cacciare dalla Rai anche Santoro? Perchè non cacciare da Mediaset Fede? Perchè non cacciare da La7 Ferrara? E si potrebbe continuare...

Perchè solo le dittature chiudono la bocca ai giornalisti (scarsi o bravi che siano)...

Ma sinceramente basta ricordarsi il lustro 2001-6 per affermare che ormai c'è ben poco da stupirsi...

Saluti...

Ocram ha detto...

Ma davvero credi che l'avvocato palermitano Schifani non sapesse chi fosse Nino Mandalà?
Villabate sta a 8 km da Palermo e negli anni '80 era terra di mafia.
Nel senso che era la terra dove la mafia non esiste, questo è l'ambiente in cui Schifani ha fatto carriera.
Certo che Mandalà per Schifani non era un mafioso, nessuno era mafioso a quell'epoca, la mafia era solo un'invenzione dei comunisti...
Questi sono fatti storici, è il contesto in cui si inserisce la vicenda raccontata.
E non è scusabile ignorarli se si vuole fare del giornalismo.

Altro paradosso che confuta la pur intelligente analisi: Al Capone non è mai stato condannato per omicidio.
Questo non ci impedisce affatto di affermare che fosse un assassino.

In ogni caso complimenti per il blog.
Ciao

Walsh Finance Corporation Ltd ha detto...

Siccome ho svolto il ruolo di testimone volontario e semiclandestino nella vicenda Telekom Serbia, e l'ho fatto solo per amore di verità dal momento che riconoscevo uomini, banche e procedure citate da Igor Marini e che abbiamo letto (non tutti voi) grazie alla Commissione Parlamentare che aveva atti pubblici resi noti da Libero...beh immaginate cosa penso di Travaglio, Bonini, D'Avanzo e di tutta la banda che ha come editore un ex KGB chiamato De Benedetti, amico di stragisti titoisti e persona opaca in tutti i sensi...Telekom Serbia una porcheria firmata Dini, Fassino, Prodi, Mastella e Bocchino...
Grazie alla magistratura che non vuole vedere e che Travaglio considera discendente dalle schiere angeliche invece che ometti molto fallibili e spesso faziosi...quando non criminali.
Guglielmo Rinaldini