venerdì 27 giugno 2008

differenze


"Ogni volta che qualcuno si erge a denunciare la miseria di ogni singola trasformazione, esentandosi dal dovere di comprenderla, la muraglia si alza,
e la nostra cecità si moltiplica nell'idolatria di un confine che non esiste,
ma che noi ci vantiamo di difendere.
Non c'è confine, credetemi, non c'è civiltà da una parte e barbari dall'altra;
c'è solo l'orlo della mutazione che avanza e corre dentro di noi.
Ognuno di noi sta dove stanno tutti, nell'unico luogo che c'è,
dentro la corrente della mutazione,
dove ciò che ci è noto lo chiamiamo civiltà,
e quel che ancora non ha nome, barbarie.
A differenza di altri, penso che sia un luogo magnifico"

A.Baricco, i barbari

giovedì 26 giugno 2008

Che c'è?


C'è che mancano due settimane alla partenza.
C'è che in mezzo ci sono giorni strapieni di cose da fare.
C'è che devo fare almeno ancora sei viaggi di lavoro.
C'è che c'è anche un po' di malinconia dolce per tutto ciò che lascio qui.
C'è che la preoccupazione più grande rispetto al viaggio in Burundi è che come al solito quando parto dimentico mille cose (tra cui sempre il pigiama del Napoli) e che devo tornare poi indietro a prendere tutto ciò che dovevo portare e non l'ho preso. Di solito torno indietro.
Ma c'è che i chilometri questa volta sono 16.000.
C'è infine che ho una macchinina di legno da riportare al bambino che me l'ha prestata l'anno scorso.
E' di legno, ma ha fatto più chilometri di molte macchine vere...
Perchè alla fine, come diceva un filosofo francese, non sono le persone che viaggiano, ma sono i viaggi, che fanno le persone...

Bene. A chi incontro in questi giorni e mi chiede "Quando parti?", "Come stai?", "Cosa c'è?"...
Beh, c'è questo..
Peppe

lunedì 23 giugno 2008

MENO VENTI

Perché cerchiamo tutti qualcosa di nuovo anche se non funziona
ecco perché solo "dopo" si apprezza il" prima"
ma un'esperienza è meglio se c'è una ragione
e mentre ancora mi continua l'emozione
vecchio saggio lo sento che
c'è tanta tenerezza nel tuo cuore
quanta tenerezza in fondo agli occhi
che con il pianto sulle labbra
adesso mi viene da ridere
perché un miracolo arriva solo se ci credi
e più cammini e più ti perdi e più ti trovi
perché la strada giusta come dici tu
è sempre quella che va in su
la speranza è nell'attesa e nel dolore
e non confondere passione con ossessione
scorre più veloce l'uomo del tempo
e anche su questo hai ragione...
Vecchio saggio - Povia

lunedì 16 giugno 2008

MADRE DI DIECIMILA FIGLI

La storia di Marguerite Barankitse è straordinaria: maestra statale in Burundi, nella città di Ruyigi, una mattina qualunque di ottobre del 1993 vide massacrare 75 persone tra uomini, donne e bambini, da parte di uomini della sua stessa tribù, gli Hutu. Ad un certo punto Chloe, una bambina sfuggita al massacro le si avvicinò terrorizzata andandola ad abbracciare: capì in quel momento che l'odio non poteva vincere.

Alla fine di quella giornata aveva raccolto già 25 bambini, di etnie differenti, e comprò con tutto quel che aveva una casa che ha trasformato in una casa famiglia: la Maison Shalom. Alla fine del 1993 i bambini erano più di trecento, oggi, sono passati da quella casa più di diecimila bambini e bambine, sia Hutu che Tutsi. Maggie, così come la chiamano oggi, viene soprannominnata come "L'angelo del Burundi".

Ho letto qualche tempo fa il libro che racconta la storia di questa donna straordinaria, "
Madre di diecimila figli": bene. Tra meno di un mese sarò in Burundi, a seguire il progetto "Burundi 2008" e a girare con i miei compagni di viaggio un video-reportage che sarà utilizzato a gennaio, alla conferenza mondiale sui diritti umani. Avrò l'onore e la fortuna di poter incontrare Maggie, che verrà ad accoglierci a Ruyigi, e di trascorrere lì qualche giorno della missione; sarà straordinario, e lo è fin da ora.

Dopo, potrò dire di aver parlato ad un angelo.

Peppe

Il premio Unicef per chi lotta per i diritti dei bambini

Un'intervista di Marguerite

venerdì 13 giugno 2008

Sognare


"Se puoi sognarlo,
puoi farlo..."
Walt Disney

mercoledì 11 giugno 2008

PERCHE' NO?!

"... Tu vedi le cose e dici: perchè?
Io vedo le cose che non ho mai visto e dico: perchè no?!"
G.B. Shaw

venerdì 6 giugno 2008

Va beh, vi lascio un gioco per il week end...

Il Ranch - Horse Rancher


Tra lo sport e il manageriale, ecco un gioco divertente e originale in cui il vostro obiettivo è quello di gestire con successo un allevamento di cavalli.
Il vostro compito sarà dunque quello di comprare cavalli, nutrirli al meglio, allenarli in pista, partecipare alle competizioni (che richiederanno una quota d'iscrizione, e cercare di vincerle per guadagnare denaro e ingrandire il vostro ranch comprando cavalli sempre più forti.

Avrete solo 3 anni a disposizione per far decollare la vostra attività... ci riuscirete?

Per giocare basta usare il MOUSE per interagire con gli elementi del gioco; durante la gara o gli allenamenti, usate invece la SPACEBAR per incoraggiare il vostro cavallo con il frustino.



mercoledì 4 giugno 2008

LA FAME NON SI SCONFIGGE COSI'

Dentro, 50 capi di stato, di cui alcuni quantomeno "discutibili" per il loro modo di governare.
Fuori, 950 milioni di persone che soffrono la fame.
Dentro, 191 delegazioni in rappresentanza dei paesi del mondo, oceani di cravatte e strette di mano, di sorrisi e cerimoniali. Sono numeri.
Fuori, 16.000 bambini che muoiono di fame ogni giorno. Che vuol dire un bambino ogni 5 secondi. Non sono numeri. Sono bambini.
Ho letto con pazienza i discorsi pieni di parole dei presidenti e dei delegati: c'è chi parla di governi più responsabili, chi di "rivoluzione verde", chi si dice preoccupato e chi angosciato per la crisi mondiale. Poi c'è ancora chi dà la colpa all'inquinamento del pianeta che fa diminuire le risorse, chi discute di sviluppo tecnologico e chi di un'unione per sconfiggere la povertà. La Banca Mondiale dice di aiutare i piccoli agricoltori e qualcuno propone di aumentare i fondi per i paesi poveri. Tutti convengono nel dire che si tratta di una questione importante.
Sono indignato, deluso, amareggiato, arrabbiato. Perchè nessuno ha osato dire la parola GIUSTIZIA, che vuol dire anche distribuzione equa delle risorse.
Perchè nessuno si è permesso di dire che la mia parte del mondo consuma l'80% delle risorse disponibili e che i 16.000 bambini non muoiono in Europa e nemmeno negli Stati Uniti e neppure in Giappone ma in Africa, in Asia, in Sud America
Perchè la mia terra, l'Italia, ha ospitato questa buffonata planetaria.



Se c'è un Dio di giustizia, terrà conto che si parla di come combattere la fame senza avere mai incontrato, conosciuto, guardato negli occhi un uomo che sta morendo di fame. Terrà conto che da un microfono, con il pranzo che ti aspetta e con un'assemblea che annuisce senza nemmeno capire tutto quello stai dicendo è semplice fare l'analista e il buonista.
Chi combatte per la giustizia si trova negli angoli dimenticati della terra, senza microfono o telecamere, non ha una cravatta e un vestito elegante, non ha le mani luccicanti come i politici.
Per curiosità, il menù:
  • MARTEDì 3 GIUGNO: vol au vent con mais e mozzarella, pasta con crema di zucca e gamberetti, involtini di vitella con i pachino e da bere Orvieto Classico Poggio Calvetti dell'annata 2005.
  • MERCOLEDI' 4 GIUGNO: mousse al formaggio, pasta all'insalatina di campo con i pomodori pachino, straccetti di manzo, ananas ricoperto di glassa, Nero d'Avola e Cabernet da bere.
  • GIOVEDI' 5 GIUGNO: tortine rustiche alle zucchine, risotto alla parmigiana, stufato di vitellone con piselli e carotine. Da bere, sarà una sorpresa.

Racchiudo il menù di milioni di persone in questa foto. Non amo le foto di persone moribonde, di cui peraltro la rete internet è piena. Perchè credo che anche nelle immagini sia importante rispettare la dignità delle persone.

Così la sintetizzo in questa immagine.



Domani finirà questa parata dell'ingiustizia, che sottolinea le contraddizioni di un mondo che ha un equilibrio che non può durare in nessun modo. Almeno fino a quando tutti accetteremo questa situazione senza fare nulla di concreto.
E poi verrà la giustizia, prima o poi, perchè altrimenti non avrebbe senso tutto questo, e ciascuno pagherà per il ruolo che ha avuto, per ciò che poteva e non ha fatto, per quello che poteva cambiare e ha preferito lasciare così. Non cambierà nulla, quaggiù. Nemmeno stavolta, ma ormai non ci si illude nemmeno più.
Durante il pranzo, che è durato un'ora e mezza, sono nel frattempo morti 820 bambini. Ottocentoventi.
La loro morte, non è stata inutile: sono numeri, buoni per le statistiche da leggere al microfono dopo un buon bicchiere di vino italiano.
E così, viene difficile spiegarmi e spiegare quale sia il male più profondo del mondo. Se la fame, oppure proprio chi lo governa, il mondo.
Peppe

Un sorriso lungo un anno: un peluche lontano duemila Km

Aderisco davvero volentieri all'iniziativa "Un sorriso lungo un anno"; anche in rete ci sono iniziative che meritano appoggio incondizionato, come nella vita del resto. Grazie a chi me l'ha segnalata, e se qualcuno fosse interessato a sapere cos'è, basta cliccare qui.


Bene. Tante cose che ho vissuto mi confermano che il nome del mio blog era davvero il migliore che potessi trovare, e siccome l'iniziativa prevede che si scriva un post sul sorriso, ne racconto uno che mi ricordo particolarmente.

Nell'estate del 2004 andai in Romania (quando ancora non si trovava nell'unione europea) con un gruppo di animatori e animatrici, a realizzare un'esperienza che partendo dall'animazione e da un piccolo spettacolo di giocoleria, danze, animazione magica e sculture di palloncini, potesse far vivere ai bambini un'esperienza di serenità e divertimento e potesse accendere nei ragazzi più grandi di quelle parti la scintilla per andare avanti ogni anno a proporre questa sorta di "centro estivo" un po' particolare. Dopo un periodo nelle campagne poverissime del nord della Romania (in quella regione chiamata Moldavia) andammo a Bacau, dove un gruppo di suore che gestivano un ex orfanatrofio di stato dei tempi di Ceaucescu, ora diventato una casa-famiglia che ospitava bambini abbandonati o orfani, ci avevano chiesto di trascorrere qualche giorno.

Porto via mille volti di quell'esperienza, e per ogni volto, un sorriso. Ricordo in particolare una bimba, Cristina, che all'epoca aveva 4 anni e che si era particolarmente affezionata a me. Era la piccola assistente dello spettacolino di magia e questo l'aveva resa particolarmente contenta. L'ultima sera prima di partire, avevamo aspettato che i bambini andassero a dormire per portare davanti alle loro stanze i peluches che ci avevano regalato in Italia durante la raccolta del materiale. Questa sorpresa li avrebbe resi contenti.

Al mattino, di buon ora come previsto ci alzammo per evitare un altro saluto che avrebbe reso più malinconica la partenza da quel posto di apparente tristezza esterna, ma in realtà bello e faticoso com'è la vita in ogni famiglia. Davanti alla porta della mia cameretta, trovai un disegno e un piccolo pupazzetto di pezza, di quelli che c'erano una volta. Cristina aveva deciso di regalarmi il suo peluche, quello che aveva da sempre e che da allora sta nella mia macchina o nella valigia quando vado lontano. Questa sorpresa, che mi ha insegnato ancora di più di cosa sono capaci i bambini, mi fece sorridere.

E quando guardo quel peluche, tutt'ora ripenso a questa storia. Tutt'ora, con un sorriso.

Peppe

martedì 3 giugno 2008

SAGGEZZA INDIANA

Beh, dopo questo ponte, in cui nel mondo non è successo nulla di nuovo tale da migliorarlo, e nel giorno in cui comincia un vertice sulla fame nel mondo in cui parleranno persone che nemmeno la fame sanno cosa sia, e parleranno di pace presidenti che vivono di guerre e minacce al mondo, mi sembra bello postare una poesia indiana, dell'800, di quel popolo che la guerra si è trovato a doverla fare. Perchè alla fine di ogni guerra, si conquista un pezzo di terra in più...


Le guerre sono combattute
per vedere chi è il proprietario della terra,
ma alla fine sarà la terra a possedere gli uomini.
Chi osa dire che ne è il proprietario,
non sarà egli stesso sepolto sotto di essa?"

Cochise
Apache Chiricahua