giovedì 31 gennaio 2008

SOCIAL MARKETING: SE NOI LA FINIAMO...


Dicono che noi occidentali stiamo derubando con i nostri sprechi gli altri continenti di beni preziosi.
Per dimostrarlo anche visivamente, ecco una campagna di marketing sociale che spiega molto bene che a furia di prendere senza mai dare nulla...beh, le cose finiscono!
Cosa dire, se non pensare, magari una volta per davvero, di cominciare dalle cose piccole per migliorare la nostra responsabilità verso gli altri?
Un sorriso,
Peppe

lunedì 28 gennaio 2008

A proposito del marketing creativo...


Questo è un piccolo esempio di marketing alternativo; per combattere la schiavitù e lo sfruttamento sui luoghi di lavoro, in Brasile è stata creata questa campagna sociale che è apparsa sulle riviste di moda, di beni di lusso, di gossip... un modo semplice e anche un po' geniale... come sono tutte le belle idee, del resto... semplici, e un po' geniali.

Peppe

giovedì 24 gennaio 2008

Beh, fine della prima settimana di lavoro vero. Certe volte succede, anche tutti i giorni, di andare a lavorare, spero di imparare molto ma spero ancora di più di non abituarmi mai al lavoro che faccio.
E un po', come lavoro, mi rispecchia.

Che i numeri non facessero parte della mia vita, lo dimostra lo storico 2 su 15 della prova di matematica alla maturità, credo tutt'ora uno dei record italiani della categoria.

Così, uso le parole.

Scrivo.

L'azienda lavora su quello che si chiama "guerrilla marketing", marketing di avanguardia, marketing innovativo... ognuno lo chiama come gli pare.

Io gestisco una parte della comunicazione sul web, lavoro nell'ufficio stampa di questa piccola azienda con mille idee e la speranza di crescere, e un po' mi occupo del marketing.

Così, con la possibilità di usare le parole, di comunicare con tanti, di creare con le idee.

Affascinante, poter dire e poter dire bene.

Nei prossimi giorni se passa qualcosa di interessante lo metterò nel blog, per ora, una piccola poesia che sta davanti alla mia scrivania, in ufficio. Così, per non dimenticarmi che le parole servono perchè sono capaci di inchiodare i pensieri davanti a un testo, di aprire le porte di un cuore. Perchè se sono solo scritte senza essere pronunciate, ti fanno parlare anche se non ci sei. Per non dimenticarmi, anche se lavoro con le parole, che devono comunque nascere dal silenzio di un cuore che batte.


Con parole diverse
dire la stessa cosa,
sempre la stessa.
Sempre con le stesse parole
dire una cosa del tutto diversa
o la stessa in modo diverso.
Molte cose non dirle,
o dire molto con parole
che non dicono niente.
Oppure tacere,
in modo eloquente.


Peppe

venerdì 18 gennaio 2008

SULL'AMORE

Si chiama amore ogni superiorità, ogni capacità di comprensione, ogni capacità di sorridere nel dolore. Amore per noi stessi e per il nostro destino, affettuosa adesione ciò che l'Imperscrutabile vuole fare di noi anche quando non siamo ancora in grado di vederlo e di comprenderlo - questo è ciò a cui tendiamo.
Hermann Hesse

lunedì 14 gennaio 2008

LE RADICI...

Cari professori di Roma e d'Italia,
in Africa raccontano che quando un villaggio si ritrova a pregare, là dove mancano le chiese o un luogo di culto, i vecchi, le donne, gli uomini e i bambini si siedono e si inginocchiano attorno ad un albero. Nella savana gli alberi non sono molti, e tuttavia non vanno bene indifferentemente. Piuttosto ci si allontana un po' dalle capanne, ma si sceglie un albero grande. Perchè gli alberi grandi, sono quelli che hanno le radici più profonde.

Mio nonno ha fatto tutta la vita il contadino, e senza avere mai letto nulla o quasi, sapeva quali alberi tagliare e quali no, in campagna. "E' importante tagliare quelli giusti, perchè altrimenti il terreno frana e il raccolto si perde" - diceva.

Cari professori di Roma e d'Italia,
vi chiamano "cervelli", ma ci sono persone che non hanno le biblioteche personali pieni di libri, che non hanno scritto "dottore" davanti al proprio nome, che non compaiono sui giornali. Vi chiamano "cervelli", ma ci sono persone che hanno zappe nelle loro case, o che le case proprio non le hanno e nemmeno sanno cosa possa voler dire pubblicare manuali. Ma sanno dare la giusta importanza alle radici.

Alzate la voce, in nome di una cultura che avete imparato sui libri e che ritenete la verità assoluta; basate il sapere solo sul conoscere, abituati come siete a giudicare le persone e il mondo in trentesimi.
Alzate la voce e fate prendere le bandiere ai giovani distorcendo il senso e il significato della parola scienza. Se avete princìpi e verità così indissolubili, se avete valori così profondi come dite di avere, certo non dovete avere timore, con tutto il sapere che conoscete o dite di conoscere, di confrontarvi.

Il problema è che la vostra non è la Verità, il problema è che vi chiamano "cervelli" perchè sapete usare solo quelli. Dimenticate l'anima, voi, e non la troverete in biblioteca. E allora prendetele le bandiere, contestate in nome di un anticlericalismo che non sapete neppure cosa vuol dire precisamente, continuate a cercare di sostituirvi sempre e comunque al Creatore.
Siete creature come tutti gli altri, avete avuto lo stesso inizio e cinquant'anni fa non eravate nessuno e qui avrete la stessa fine di tutti gli esseri umani.

Perciò non permettetevi di plasmare la mente dei giovani, perchè non siete i padri di questa terra ma siete figli dello stesso Padre. Esattamente come me, esattamente come mio nonno, esattamente come i saggi della savana africana.

Ridimensionate il valore della vita, contribuendo ancora di più a sfilacciare le maglie di una società che già non riesce più a raccogliere tutti i suoi pezzi.
Continuerete a riempirvi il cervello di libri e la bocca di paroloni, ma non imparerete mai quali sono gli alberi da tagliare e quali no, e non avrete mai l'umiltà di fare due passi in più e inginocchiarvi di fronte all'albero grande della savana.

Perchè una zappa non l'avete mai presa, e perchè non avete mai visto una capanna.

Buona notte, soprattutto a chi stasera si inginocchierà attorno agli alberi d'Africa. Buon riposo, non vi state perdendo nulla di veramente importante.

Peppe

mercoledì 9 gennaio 2008

domenica 6 gennaio 2008

VELE NEL VENTO

Alla fine dell'anno, quando aspettavo spiando dalla finestra che arrivava Babbo Natale o quando più impaurito dormivo sapendo che arrivava questa nonnetta chiamata Befana, scrivevo che ero stato buono, che avevo fatto i compiti, che non avevo fatto arrabbiare mamma e papà... Cose del passato, su quei fogli, giorni trascorsi e alle spalle, ma che nella mente di un bambino un po' ingenuo erano il trampolino per far saltare questi buffi personaggi nella mia stanza.

Poi diventi grande, e allora non guardi più indietro, gli ultimi giorni dell'anno, ma avanti nell'anno che inizia, e ti immagini crescere, cambiare, o semplicemente trovare un'equilibrio che possa lasciarti tranquillo. Come al circo, quando l'acrobata si ferma in equilibrio perfetto, e può togliere il cappello, guardare in giù, persino salutare chi lo applaude e lo guarda...

Come una nave, allora, nel mare di fronte; con il tempo che cambia e cambierà, con il sole e la nebbia e la pioggia e perchè no, la neve; come una nave che apre le vele e poi deve chiuderle quando è bufera per poi avere la forza e il coraggio di riaprirle appena schiarisce, perchè è così che la nave va avanti. Incontrando vite, condividendo vite, sorridendo guardando l'orizzonte.
Non si stancherà mai, il marinaio, di navigare, mai, fino al porto d'arrivo. Provando a seguire le correnti dei venti, ma stando pronto a remare più forte se la rotta giusta è quella che in quel momento ha meno vento, stando pronto anche ad andare controcorrente, se quella è la strada.
Buon viaggio nave e buon viaggio marinaio che guardi l'orizzonte dalla nave, perchè in fondo, dovete arrivare allo stesso porto.

E buon viaggio alle navi che navigano in questo mare grande, difficile ma meraviglioso, perchè ci possa incontare nello stesso vento, o al massimo nel porto d'arrivo.

Peppe