martedì 29 aprile 2008

CONTRADDIZIONI

Fonte: http://wallpaper.diq.ru/21__The_Domino_Effect.htm

Effetto domino, si chiama: quando in comunicazione si riesce ad essere così efficienti da innescare un movimento come le tesserine del domino, un movimento tale da avviare un processo talmente bene che poi va avanti quasi da solo, senza bisogno di seguirlo.

Sabato ho acceso il televisore.
E più guardo la televisione e più mi accorgo che esistono delle contraddizioni profonde nel modo di fare informazione, come se il non vedere, il non pensare, il non voler affrontare,
sia il fondamento del nostro vivere civile.
Due esempi, tra i tanti.

Sabato 26 aprile si è celebrata la Giornata Mondiale del Taiji, un'antica arte orientale legata alla religione, che ci fa lavorare sulla concentrazione su noi stessi, fino a raggiungere quell'equilibrio interiore che ci permette di coordinare il pensiero al movimento. Più o meno così. Sono stati molti i servizi dei telegiornali e dei rotocalchi per celebrare questo evento, e molti hanno indubbiamente deciso di iscriversi a questi corsi che nel frattempo si sono moltiplicati.
Effetto domino.
Venerdì 25 aprile era la giornata mondiale contro la malaria, 2.000.000 di persone che muoiono ogni anno per questa malattia, per sconfiggere la quale occorre prima di tutto la prevenzione e norme igieniche basilari. Qualche accenno sui telegiornali, al volo.
Niente effetto domino.

Stati Uniti d'America: i giornali e i telegiornali riportano la notizia che un'azienda produce abitazioni di lusso per i cani, delle cucce vip, diciamo,
perchè "i migliori amici dell'uomo hanno diritto di vivere nella comodità".



Africa subsahariana: non la commento neppure, se non dicendo a chi dà risalto ad alcune notizie non considerandone altre, di spiegarlo a questa donna e agli altri milioni di persone cos'è il taiji, e che i migliori amici dell'uomo hanno il diritto di vivere nella comodità.


Perchè prima di inseguire miti dell'antico Oriente che, come dice un famoso cantante, "da noi nascondono solo vuoti di pensiero", e prima di pensare ai diritti dei migliori amici dell'uomo, bisognerebbe pensare anche alla libertà degli altri e ai diritti calpestati nelle baracche del mondo.
A costo di farsi andare qualche boccone di traverso, mentre mangiamo e sorridiamo davanti al televisore...

lunedì 28 aprile 2008

L'ALTRO


Il tuo prossimo
è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette
nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l'orecchio nella notte,
è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti
del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo,
sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai.

Kahlil Gibran

giovedì 24 aprile 2008

mercoledì 23 aprile 2008

NEWS

Vi aggiorno con quel che ho trovato in rete:

Bujumbura, 23 apr. (Apcom) - I ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl) hanno ripreso a sparare la scorsa notte a Bujumbura, per la terza volta in meno di una settimana, colpendo la Nunziatura Apostolica. Fonti diplomatiche hanno precisato che non ci sono state vittime.

"I ribelli delle Fnl hanno sparato ieri sera tra le 21 e mezzanotte dalle alture attorno a Bujumbura una decina di granate contro la capitale. Non si hanno ancora bilanci di questo nuovo attacco", ha dichiarato alla France presse il portavoce dell'esercito, il colonnello Adolphe Manirakiza. Un diplomatico occidentale ha poi precisato: "Una delle granate ha colpito l'edificio della Nunziatura Apostolica (rappresentanza della Santa Sede in Burundi), non ci sono state vittime, ma danni materiali". Secondo la stessa fonte, al momento dell'attacco "il nunzio si trovava nella sua residenza situata più in alto". Fonti militari hanno dichiarato che la Nunziatura è stata raggiunta da un razzo katiusha.

"Le due parti avevano garantito lunedì scorso alla comunità internazionale che non avrebbero portato avanti le ostilità e non hanno mantenuto la parola, visto che lo scontro sembra inasprirsi", ha aggiunto lo stesso diplomatico, dicendosi "deluso". I ribelli hanno lanciato giovedì scorso un'offensiva su Bujumbura e in altre quattro province nell'ovest del paese, causando almeno 33 morti, secondo fonti militari. I ribelli accusano il governo di sabotare l'accordo di cessate il fuoco.

Il Burundi stenta a lasciarsi alle spalle una guerra civile scoppiata nel 1993, che ha causato 300.000 morti. L'accordo di cessate il fuoco è stato firmato nel settembre 2006 tra le Fnl e il governo, ma i ribelli chiedono anche un'intesa per la condivisione del potere politico e militare, che il governo rifiuta. (fonte AFP)


La notizia è tratta da: http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2008/04_aprile/23/burundi_spari_nella_notte_a_bujumbura_colpita_la_nunziatura,14628060.html

martedì 22 aprile 2008

QUELLI CHE NON SOPPORTANO LA PACE

Pubblico una lettera di Henry, l'amico, il compagno del viaggio nella sua terra, la guida nella cultura e nella vita di una terra così lontana nel nostro pianeta e così vicina alla nostra indifferenza.
Così, con le sue parole, senza modificare nulla. Come spunto di riflessione, dalla quale ciascuno trae le sue conclusioni.
Peppe

Carissimi amici, le notizie che giungono dal Burundi questi ultimi giorni non sono molto buone. Si parla di combattimenti avvenuti in 2 giorni, uno vicino a Bujumbura e l’altro a Bubanza. Dal 2006, non si erano sentiti combattimenti tra governo e FNL . Questo gruppo, pur avendo già firmati gli accordi di pace nel 2006, non è ancora stato integrato nelle forze regolare. I suoi uomini sono raggruppati nella Provincia di Bubanza, a Ovest del paese, dove sono supposti essere sotto la responsabilità e la custodia dei soldati dell'Unione africana. Ed è questa che deve vegliare al loro sostentamento. Solo che, a quanto si sente, questo non sempre viene garantito. E delle volte i ribelli devono andare a fare rifornimento tra la popolazione. E questo per un motivi principale: che il Governo non vuole accondiscendere alle loro richieste, perché tutto sommato, rimangono un gruppo molto piccolo e debole, e quindi il governo vorrebbe che la cosa finisca da sé. E per far sentire la loro voce, e per ricordare che sono ancora esistenti, ecco che ogni tanto fanno segno di vita, a rischio di essere definitivamente dimenticati.
Per molti, rimane il fatto che in Burundi, all’infuori di questi incidenti sporadici, non si deve pensare a un ritorno alla guerra. Piuttosto si lamenta un ritardo nel mettere in pratica le convenzioni firmate tra le parte belligerante.

E cosa dico io?

Io dico che c'è ancora molta gente che hanno paura della pace, per non essere smascherata, e quindi si nasconde dietro la guerra. Al loro gran dispiacere, oggi in Burundi si crede alla pace più che alla guerra. Per fortuna. Quella gente ci sarà sempre, vuole disturbare. Dico che quella gente non deve prendere il sopravvento sulle persone di buona volontà. Dico che il male non deve oscurare tutto il bene che si stia tentando di realizzare,con errori e sbagli. Dico che non dobbiamo avere paura di donare l’amore a chi proprio ne ha bisogno.

Carissimi amici, è mezzanotte passato quando ho finito di scrivere queste righe. Sappiatelo, vi voglio molto bene, che non potevo non avvisarvi della situazione dei vostri uomini che avete lasciato laggiù, ed è soprattutto mio dovere preparare quelli che verranno in Burundi quest’estate. Quella pace che abita in noi, vogliamo condividerla con chi non ce l’ha, o tenersela per noi?

Henry



lunedì 21 aprile 2008

Sulla guerra (e sulle guerre dimenticate)


Tutto ciò che un paese forte e ricco decide,
intraprende e sceglie ogni giorno ha come conseguenza e necessità:

coltivare la guerra
prevedere la guerra
accettare la guerra
avere bisogno della guerra
scegliere, ogni tanto, per quale guerra indignarsi
e quale guerra dimenticare.

("Spiriti" - Stefano Benni)

mercoledì 16 aprile 2008

PENSIERO LIBERO

Mi stupisco ed insieme provo tristezza nel vedere usate, da "professionisti" dell'informazione e non, con estrema semplicità parole come "mafia", "fascista", "comunista", "dittatura", "libertà", "baratro", "rivoluzione". Mi stupisco e provo tristezza, perchè tutto questo viene detto e scritto in una repubblica.
Perchè molti si sono dimenticati forse che viviamo in uno stato LIBERO, pieno di difetti e che cammina in salita, con tanto da migliorare e da cambiare, ma LIBERO.
Perchè se posso andare a votare e mettere la "X" dove mi pare, se posso uscire la sera e andare dove voglio, se ho una casa dove andare a dormire e nella quale quando chiudo la porta mi sento relativamente sicuro, se posso permettermi di usare con superficialità parole come "dittatura", bene, allora abito in uno stato comunque LIBERO.

C'è stato un voto, che nonostante i piccoli imbrogli locali è lo specchio quasi fedele dell'espressione e della volontà di un popolo, di una nazione, di gente, di persone: e quale che sia l'idea politica va accettato. In nome della LIBERTA'.

Non esiste una cultura della sconfitta, da noi, e di conseguenza non esiste una politica costruttiva.
Io credo che riconoscere i meriti di chi ha vinto corrisponda ad avere un profondo senso di rispetto verso chi ha votato. Che non significa sottomettersi, ma fare un'opposizione costruttiva e rispettosa, combattendo con le idee e il pensiero quei valori in cui non si crede, appoggiando con intelligenza quelle riforme utili ad un popolo.

Questa non è un'idea politica. Questo è rispettare la libertà del voto.

Non stimo l'attuale presidente del consiglio italiano, ma stimo ancora meno chi non sa accettare una sconfitta e utilizza le parole senza pensare al valore e alla storia che hanno.
L'unico rammarico di queste elezioni, per dare un giudizio politico, è l'assenza di un politico che rispetto come Bertinotti, che è un'anomalia nella maggioranza, ma lo è anche e forse in modo ancora più grave fuori dal parlamento di una repubblica. Ma è un responso che deriva comunque dall'espressione libera di un popolo.

Pensando alle persone che significano qualcosa di importante, quelle che cerchi di imitare almeno un po', mi accorgo che non abitano i palazzi della politica. E forse è meglio così.
Ma con la politica bisogna comunque fare i conti, perchè è la regola della vita democratica, e fino a quando l'unica limitazione al mio voto di cittadino sarà lasciare il cellulare fuori dalla cabina, beh, mi sento un libero cittadino che abita uno stato altrettanto libero.
Meglio, mi sento un italiano, che magari è governato da chi ha votato magari no, ma comunque profondamente italiano.

Peppe

L’altra metà della mia focaccia

Giovedì pomeriggio, stazione ferroviaria centrale della Spezia, Spezia che è in Italia, l’Italia che è in Europa. Sono lì su una panchina del marciapiede numero 2 che aspetto l’intercity per Milano, e mi mangio un bel pezzo di focaccia, di quella ben unta e croccante adatta alle merende dei ragazzi in gamba più che alla mia; 1 euro e 80, che da tempo la focaccia ha abbandonato la parità con il dollaro e oggi si è allineata al corso dell’oro, 294 euro l’oncia.

Mastico piano piano per non strafogare e guardo nel vuoto, là dove i binari si perdono nella caliginosa incertezza della prima pioggia di marzo. Una voce riempie il vuoto: me la dai un pezzo di focaccia? La voce, mite, un po’ strascicata nel velo di una certa qual dolcezza, di una certa qual pena, è la voce di un uomo che si è fermato davanti a me e quasi sfiora con la sua mano la carta unta della mia merenda.

Ho visto quell’uomo molte altre volte; se non era proprio lui gli era compagno: uno sbandato di stazione. Ho guardato quell’uomo, ho visto ciò che voleva, le ho dato un ultimo morso goloso e gliela ho lasciata. Metà buona della mia focaccia, un euro più o meno. Lui l’ha presa tra le mani, ha ringraziato e se ne è andato masticando un po’ più in là. E si è perso e non l’ho visto più.

Ho pensato a lungo alla focaccia e a quell’uomo che se ne andava lungo il marciapiede numero 2. E quello che ancora adesso mi turba è la mia sorpresa, la mia impreparazione a una richiesta così semplice, così diretta e definitiva. «Me la dai un pezzo di focaccia?». Sì, la focaccia che stai mangiando, un pezzo di quella, la parte che ti avanza, la mezzaluna con la corona seghettata del segno dei tuoi denti, quelli impiantati al titanio. Per le strade, e le stazioni, di questo Paese mi hanno chiesto mille cose, ma mai una parte di ciò che stavo mangiando, mai. Voglio dire che mi hanno chiesto da mangiare, non quello che avevo tra i denti. Un po’ di denaro per un panino, non il mio panino. A questo sono preparato, all’universale necessità del denaro, alla monetizzazione di ogni bisogno a cominciare dal più semplice, la fame. Un portafogli per me, una manciata di monete per quelli che chiedono, e questo è facile, si fa in un attimo, minuta redistribuzione casuale.

Mi scandalizza la mia impreparazione, la sorpresa per una richiesta così semplice, così banale, che mi ha impedito una risposta adeguata. A chi ti chiede il pane, il pane che hai in mano, che altro devi rispondere se non dando metà di quello che hai? Almeno metà di quello che hai nel portafogli. Perché ha il diritto, chi ha fame di un pezzo di focaccia mangiata per metà, il santo diritto di mangiarsi un panino al prosciutto, e due e tre, e un paio di cappuccini, e fette di torta, di quelle tutte colorate esposte sull’equivoco vassoio del buffet della stazione. E anche una bottiglia di vino; sì, che almeno una volta ha anche il diritto di sbronzarsi con la pancia piena, se sbronzarsi è quello che più vuole, è tutto quello che può. Se non hai il coraggio di dare tutto quello che hai, fai almeno a metà; questo a voler essere almeno un po’ cristiani. Colto alla sprovvista, tutto quello che ho saputo fare è dividere la mia focaccia con uno sconosciuto.

Ma in questo non c’è nessuna morale, nessuna lezione degna di essere riportata. Solo lo sgomento di restare stupiti di fronte a un po’ di fame, di fame di pane già masticato, alla stazione centrale di una città civile; la città dove sono cresciuto. Che dovrei conoscere come le mie tasche, che non dovrebbe riservarmi nessuna sorpresa.

Dieci anni fa, a Bogotà, mangiavo un piatto di asado a un tavolino all’aperto e mi si era fatta attorno una coda di bambini. Stanno aspettando che lei finisca per pulire il piatto, mi disse il cameriere, chiedendomi se volevo che li cacciasse. Ho lasciato loro il piatto com’era e ho cercato un altro locale, al chiuso, e non mi sono sentito per niente generoso, ma solo un vile che se la batte. Ma che altro avrei potuto fare, forse cambiare il mondo, rivoltare le sorti dell’America Latina? No, naturalmente, no. E quei bambini sono cresciuti, almeno quelli che ci sono riusciti a forza di pulire avanzi, e uno di loro è venuto a trovarmi alla stazione.


Articolo tratto da http://www.ilsecoloxix.it/speciali/view.php?DIR=/speciali/2008/lettere%20maggiani/documenti/9%20marzo/&CODE=5e74fed4-ee82-11dc-b041-0003badbebe4

lunedì 14 aprile 2008

DIAMOGLI I NUMERI


Posto una foto dell'amico Francesco, dalla Nigeria dove si trova a lavorare...
con un sorriso
Peppe

giovedì 10 aprile 2008

SAGGEZZA

E' una settimana particolare, piena di promesse che non verranno mantenute, piena di illusioni per conquistarsi quella X sulla scheda elettorale che sommata alle X di tutti vuol dire poter governare. Con tutto quel che ne consegue. Da buon comunicatore amo nel mio piccolo legggere i manifesti, provare a capire la logica che sta dietro. Perchè alla fine non è facile riassumere e convincere e conquistare in un piccolo slogan.
Ci sono parole che sono nate nei villaggi della savana, intorno a un fuoco di sera, di fronte al deserto e al sole. Parole che non hanno rischiesto l'utilizzo di un computer, o sapere questa o quella teoria di psicologia della comunicazione... che non sono promesse, che non sono illusione... che sono vita, semplicemente, pensiero di vita. Il contrario, insomma, degli slogan elettorali. Mi piacerebbe scrivere questi, in giro per la città, perchè forse sarebbe un mondo migliore. Di poco, ma migliore...

A poco a poco, "poco" diventa di più.
(tribù Bambara, Costa d'avorio)

Dai un piedistallo al bambino, quando crescerà il bambino ti darà anche egli un piedistallo.
(Bakwa Cienze: Congo)

Le mani aperte vanno più lontano delle gambe.
(Peul-Camerun)

Non c'é mai notte dove ci si ama.
(Hutu:Burundi)

Se non hai denti forti, aspetta che le noccioline diventino mature
(Bassar:Togo)

venerdì 4 aprile 2008

"Certi soli, non tramontano mai": Martin Luther King


"Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore piccola saggina
sulla sponda del ruscello.

Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.

Se non puoi essere un'autostrada
sii un sentiero.

Se non puoi essere il sole,
sii una stella.

Sii sempre il meglio
di ciò che sei.

Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere,
poi mettiti a realizzarlo nella vita."

Martin Luther King


Fonte immagine: http://www.martinlutherking.ucebi.it/immagini/DrMartinLutherKingJr.jpg

mercoledì 2 aprile 2008

VOLARE


"Egli imparò a volare,
e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia
a rendere così breve la vita di un gabbiano.

E il gabbiano Jonathan Livingstone visse il resto dei suoi giorni
esule e solo.

Volo' oltre le Scogliere Remote.
Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo.
Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere"

"Il gabbiano Jonathan Livingstone"