Sembra strano poter scrivere da qui...
Da due giorni siamo in Rwanda, stiamo per partire per la capitale...
Sembra di essere qui da un sacco di tempo, nonostante ci muoviamo praticamente ogni giorno e non abbiamo dormito più di due notti nello stesso posto; abbiamo già incontrato molte persone, centinaia di bambini; speriamo di scrivere ancora, prima della fine, ma da qui non é semplicissimo...
Il Burundi e il Rwanda sono una parte d'Africa difficile da raccontare e impossibile da riassumere; un abbraccio grande come questa terra.
E come sempre, un sorriso.
Peppe
lunedì 28 luglio 2008
venerdì 11 luglio 2008
E' TEMPO DI PARTIRE
Passa davvero veloce il tempo, e così di colpo ti ritrovi a contare i giorni, ormai le ore, e a preparare il necessario.
Che poi non è in realtà molto.
Si riparte, si ritorna in Africa, al centro dell'Africa, nel cuore dell'Africa, come il titolo del video dello scorso anno; con la serenità e la determinazione di sempre, con la voglia di ritornare e di dirgli che quell'arrivederci dello scorso anno lo era per davvero, con la dolce nostalgia che accompagna un viaggio, perchè partire è comunque allontanarsi da persone che fanno parte del mio cammino, della mia strada, della mia storia.
Si riparte per pensare che ci si può ancora credere, nella possibilità di aggiungere una goccia nell'oceano per migliorare il mondo, per dare, per ricevere infinitamente di più, per capire che oltre al senso di carità, c'è un senso di giustizia che deve crescere e diventare grande.
Non amo gli addii poetici, stile aereoporto, nebbiolina leggera del mattino presto, saluti sempre più lontani.
Perchè non esistono addii, sono tutti degli arrivederci.
Bene, è tempo di ripartire, dopo un anno pieno, intenso, vissuto.
E' tempo di ritornare, con l'idea di sempre che nulla ci accade per caso, con piccoli sogni nel cassetto, piccole responsabilità da mettere in pratica, piccole storie da raccontare.
Piccole cose. Ma vere.
Tempo di viaggiare senza pensare che si sta scappando dalla città, perchè parafrasando un pezzo di Radiofreccia, "credo che la voglia di scappare da un paese con 20.000 abitanti sia un po' come la voglia di scappare date stesso, e credo che da te stesso, non ci scappi nemmeno se sei Ediie Merckx", ma per incontrare, per condividere, per imparare.
E così, anche questo blog chiude il sipario per qualche mese...
Auguro a tutti i lettori abituali, ai passaggi occasionali, a chi legge per la prima volta questo piccolissimo spazio della rete un'estate che possa essere ricordata, raccontata, ma soprattutto vissuta in modo vero, sereno, responsabile.
Con affetto e un sorriso,
Peppe
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giovedì 10 luglio 2008
UNA MANIFESTAZIONE PER RIDERE!!
Un video geniale, una candid camera davvero divertentissima...
Se avete un minuto e mezzo, vale la pena guardarla...
Autore:
Giuseppe
alle
15:16
0
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Argomento:
divertente,
manifestazioni,
ridere,
video
mercoledì 9 luglio 2008
EROI PER FINTA
Scrissi tempo fa di Travaglio, e mi pare di non essermi troppo sbagliato.
Un tempo erano i comici, quelli veri, quelli bravi, quelli che sono capaci di utilizzare le parole in modo raffinato ed elegante, quelli che sanno criticare, con stile. Erano Totò, Massimo Troisi, Roberto Benigni.
Quelli che oltre a far ridere e sorridere sapevano anche far pensare.
Oggi sono Beppe Grillo, che di mestiere mi pare faccia il contestatore, paladino dei diritti dei poveri ma con un blog che frutta qualche milione di Euro all'anno e con un 740 che neppure un reparto della Fiat al completo raggiunge. Oggi è Travaglio, un giornalista perfino bravo quando scrive ma capace poi di criticare solo in modo distruttivo senza proporre nulla di veramente valido e alternativo. Oggi è la Guzzanti, figlia del senatore di Forza Italia Corrado Guzzanti.
E' facile da un palco quando dall'altra parte hai gente incazzata dal declino dell'Italia degli ultimi dieci anni passare per il salvatore della patria. Ma non si può essere comici e politici nello stesso tempo, giornalisti e politici nello stesso momento, blogger e politici, nello stesso momento.
E non è difficile fare i comici riempiendo gli interventi di parolacce, permettendosi di usare soprannomi offensivi verso qualsiasi figura contaria... io non la chiamo comicità, e nemmeno satira, e nemmeno protesta.
Dice ieri la Guzzanti: "A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi. Ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t'ha succhiato l'uccello, non la puoi mettere da nessuna parte ma in particolare non la puoi mettere alle Pari opportunità perché è uno sfregio".
Dice, sempre la Guzzanti: "fra vent'anni sarà all'inferno, tormentato da diavoloni frocioni", riferendosi al Papa.
E Grillo, come se non bastasse, solo con un linguaggio meno da osteria offende il capo dello Stato.
Mi sono rotto le scatole di questi miliardari che si spacciano per poveracci, di questi che per vendere un po' di libri si fingono salvatori della patria. Siamo in una democrazia, se avete idee migliori, proponetevi, e se sarete convincenti, sarete eletti voi.
Perchè non serve a niente criticare in modo così distruttivo e volgare, cavalcare la rabbia della gente per un pizzico di notorietà in più.
Non è l'espressione di chi si dissocia (me compreso) da questa politica, ma una deriva populista.
Se avete tempo, leggete questo pezzo della Repubblica di stamattina.
E' giusto protestare, e c'erano ragioni per le quali sarei andato a Roma anche io. Ma senza bandiere, senza parolacce, senza un linguaggio volgare, senza essere stato in televisione, senza aver scritto il libro più venduto al Salone del Libro di Torino che difficilmente avrebbe ottenuto successo, senza essere figlio di nessun senatore di nessun partito.
La gente si sta scocciando della politica, di questa politica che se ne sbatte della gente, da destra a sinistra passando per il centro.
Molti, si stanno scocciando anche di questi pseudocomici salvatori della patria...
Il Papa sarà all'inferno fra vent'anni, è stato detto ieri...
Chi è salito sul palco ieri, denigrando chiunque nel nome del bene collettivo, avrà certamente le porte del paradiso aperte...
peppe
Un tempo erano i comici, quelli veri, quelli bravi, quelli che sono capaci di utilizzare le parole in modo raffinato ed elegante, quelli che sanno criticare, con stile. Erano Totò, Massimo Troisi, Roberto Benigni.
Quelli che oltre a far ridere e sorridere sapevano anche far pensare.
Oggi sono Beppe Grillo, che di mestiere mi pare faccia il contestatore, paladino dei diritti dei poveri ma con un blog che frutta qualche milione di Euro all'anno e con un 740 che neppure un reparto della Fiat al completo raggiunge. Oggi è Travaglio, un giornalista perfino bravo quando scrive ma capace poi di criticare solo in modo distruttivo senza proporre nulla di veramente valido e alternativo. Oggi è la Guzzanti, figlia del senatore di Forza Italia Corrado Guzzanti.
E' facile da un palco quando dall'altra parte hai gente incazzata dal declino dell'Italia degli ultimi dieci anni passare per il salvatore della patria. Ma non si può essere comici e politici nello stesso tempo, giornalisti e politici nello stesso momento, blogger e politici, nello stesso momento.
E non è difficile fare i comici riempiendo gli interventi di parolacce, permettendosi di usare soprannomi offensivi verso qualsiasi figura contaria... io non la chiamo comicità, e nemmeno satira, e nemmeno protesta.
Dice ieri la Guzzanti: "A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi. Ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t'ha succhiato l'uccello, non la puoi mettere da nessuna parte ma in particolare non la puoi mettere alle Pari opportunità perché è uno sfregio".
Dice, sempre la Guzzanti: "fra vent'anni sarà all'inferno, tormentato da diavoloni frocioni", riferendosi al Papa.
E Grillo, come se non bastasse, solo con un linguaggio meno da osteria offende il capo dello Stato.
Mi sono rotto le scatole di questi miliardari che si spacciano per poveracci, di questi che per vendere un po' di libri si fingono salvatori della patria. Siamo in una democrazia, se avete idee migliori, proponetevi, e se sarete convincenti, sarete eletti voi.
Perchè non serve a niente criticare in modo così distruttivo e volgare, cavalcare la rabbia della gente per un pizzico di notorietà in più.
Non è l'espressione di chi si dissocia (me compreso) da questa politica, ma una deriva populista.
Se avete tempo, leggete questo pezzo della Repubblica di stamattina.
E' giusto protestare, e c'erano ragioni per le quali sarei andato a Roma anche io. Ma senza bandiere, senza parolacce, senza un linguaggio volgare, senza essere stato in televisione, senza aver scritto il libro più venduto al Salone del Libro di Torino che difficilmente avrebbe ottenuto successo, senza essere figlio di nessun senatore di nessun partito.
La gente si sta scocciando della politica, di questa politica che se ne sbatte della gente, da destra a sinistra passando per il centro.
Molti, si stanno scocciando anche di questi pseudocomici salvatori della patria...
Il Papa sarà all'inferno fra vent'anni, è stato detto ieri...
Chi è salito sul palco ieri, denigrando chiunque nel nome del bene collettivo, avrà certamente le porte del paradiso aperte...
peppe
Autore:
Giuseppe
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politica,
riflessioni,
travaglio
martedì 8 luglio 2008
TORNANDO A CASA
Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera.
Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. [...]
Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza. [...]
Troverete forse qualche lacrima da asciugare.
Abbiate per chi soffre una parola di conforto.
papa Giovanni XXIII
lunedì 7 luglio 2008
Lloret del mar
Ci sono articoli che vale la pena di leggere e giornalisti che sanno fare il loro mestiere. Pubblico un articolo di Pierangelo Sapegno, giornalista de La Stampa di Torino. Visto che siamo all'inizio delle vacanze, ci sono posti considerati mitici, icone del divertimento e della bella vita, che con l'indifferenza tipica della nosra societàà vengono considerati tali.
Lloret del mar è uno di questi posti.
Ora è toccato a una ragazza di nome Federica, domani chissà: sarà colpa dei figli, superficiali e con la voglia di scappare dalle città piuttosto che di viaggiare davvero, sarà colpa dei genitori, per i quali va sempre tutto bene in nome del non-discutere, sarà colpa di chi si arricchisce sulla pelle dei ragazzi.
Beh, così, giusto per rifletterci un po' su...
Sesso e droga aspettando l’alba
Lloret del mar. Quello più normale sta parlando da solo. Non può fregarcene di meno. Forse anche noi parliamo da soli, e da un bel pezzo. Ma gli altri corrono, urlano, ballano. Camminano per delle ore, come dei fantasmi, tutti in gruppo: escono da un locale, entrano in un altro e continuano a camminare, inseguiti da una musica, da una risata, o da una voce più forte, tra i fumi di birra rancide e di fiatate canine. Colori scuri, sensazioni rap, ritmi assordanti. Però tante facce da bambini.
Sembra un posto sospeso sul vuoto, Lloret de Mar e la sua notte, un posto dove non si capisce bene quale sarà la porta dopo, come sarà la fine e come saranno i suoi occhi. S
ono le 4 del mattino. Federica s’è persa così, e s’è persa in quest’ora, in questa confusione di porte, di luci, di insegne e di promesse, in questo torpore alcolico, un bacio umido e la sorsata di un bicchiere.
[...] E poi siamo andati allo Yates, a cercare il tavolo dove gli amici hanno detto che Federica s’era messa a ballare, che poi sarà stato questo bancone, o la panca fuori, dove s’era buttata affranta prima di sparire. La nostra amica Anabel Reinoso ci aveva raccontato che «è successo molte volte che qualcuno ha fatto bere miscugli di alcol e droghe alle ragazze per poi approfittarne». E quelli che ti offrono qualche pasticca li trovi dappertutto, per strada, dentro i locali, sui bordi della spiaggia persino, e ti inseguono come i pierre delle discoteche che ti abbordano anche solo per spiegarti che quel posto è lo sballo migliore o che «lì si trova più facilmente da scopare». Anche noi li abbiamo incontrati, gli spacciatori.
Alla fine ha un po’ ragione Gianni Volpi, 22 anni, da Milano, quasi pentito d’esser venuto qua, perché gli sembra «il regno della tristezza, la patria dello zamarro». Anche se forse lo dice solo perché dev’essere l’unico che non ha cuccato, un po’ è vero. Avevamo cominciato il nostro giro alle 11 di sera, come aveva fatto Federica. Avevamo mangiato un pollo alla Campana di Pedro, e appena fuori ci eravamo infilati nel primo pub. Avevamo chiesto alla barista se ci indicava qualche locale, e lei ci aveva guardato come se fosse Flavia Vento di fronte a un congiuntivo. «Stasera non posso, sono impegnata», aveva risposto. Qualcuno al nostro posto avrebbe tagliato la corda, ma noi no. Abbiamo insistito. La barista ha rifilato agli avventori lo sguardo di chi la sa lunga, poi s’è lasciata scappare un sorrisino, presentando il resto dei suoi denti. Non che fossero più carini di quelli che avevamo già visto. Ha detto che poteva fare un elenco che non finiva più: Calipso, Tropics, Colossos, Menfis, Hollywood, Revolution. «Devo continuare?». No. Alla fine l’abbiamo pure aspettata.
E’ che era meglio andare con una donna giovane per capire com’è l’andazzo. Il bar Beach&Friends era ancora aperto: sta lì accanto al Flamingo, un casermone con le finestre e le terrazze affacciate, come celle su un cortile, con gli asciugamani stesi alle ringhiere e una piscina grande come uno sputo proprio davanti all’ingresso.
[...] Anche quando venne fuori la notizia di Federica, nessuno ci fece troppo caso. Come dicono alla polizia, «sapeste quanti ragazzi spariscono a Lloret de Mar. Li ritroviamo il giorno dopo che si risvegliano sulla spiaggia». Il divertimento ha le sue regole e la sua follìa. Guardate come funziona: quelli che ti offrono le pasticche per fare la notte più lunga, li trovi anche lungo questo viale di due chilometri che costeggia il mare. La gente è quasi mai da sola: non è posto questo. Ma fra queste bande di amici che si incrociano nella ressa, non sono pochi quelli che spuntano a mezz’aria da ombre cineree, sperduti nel loro torpore alcolico. Come dice Valentina, l’amica che assieme a Stefania si era messa a cercare Federica in quel pomeriggio del primo luglio, «circolano tipi strani, fantasmi della notte, gente strafatta... Non sai mai che cosa ti può capitare. Io non esco mai da sola».
E quello che non si capisce è perché l’avesse fatto lei, Federica, sdraiata su quella panchina in fondo al vicolo, alle 4 del mattino, «come se stesse male o non avesse più forze». Si può lasciare sola una persona così? A rigor di logica bisognerebbe rispondere di no.
Ma qui è diverso, perché è come facesse parte di questa dimensione, e in fondo ha ragione Anabel Reinoso, perché Lloret de Mar è come se fosse il posto giusto per una ciucca vagabonda, quello dove andare ad acquattarsi come una biglia in una fessura tra due assi, un porto sicuro per tutti quelli che devono dimenticare qualcosa. In questo marasma potrebbe sembrare normale che tu sia ridotto così. Solo che Federica non aveva niente da dimenticare. E’ questo il suo mistero.
Alla fine siamo rimasti anche noi con questo sguardo da una notte senza luna, gli occhi stretti come fessure, conciati come chissà quale rottame.
E’ che ci sono un mucchio di posti dove entri gratis e bevi ancora di più senza pagare.
Basta avere una donna assieme.
Poi uno si trascina con quest’aria da relitto umano.
Ma non vuol dire che si è già pronti per la demolizione.
venerdì 4 luglio 2008
:-)
Autore:
Giuseppe
alle
14:52
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