domenica 30 marzo 2008
A UN AMICO CHE PARTE
venerdì 28 marzo 2008
giovedì 27 marzo 2008
LE MELE VERDI
Così, un post con una delle frasi che mi colpirono di più, forse perchè mi ricorda di quella volta che ero bimbo e mia mamma aveva fatto una torta al cioccolato e siccome mi ispirava veramente tanto, l'ho mangiata ancora caldissima e in quantità industriale... Il male alla pancia di qualche ora dopo, mi disse che avrei dovuto aspettare. E probabilmente mangiarne di meno.
Così, aspettare con calma; perchè poi alla fine, siccome niente, nemmeno l'attesa, è per caso, ciò che aspettiamo, così come lo attendiamo o in un'altra forma, arriverà.

mi sono arrampicato su un albero ed ho mangiato
delle mele verdi, acerbe.
La pancia mi si gonfiò e divenne dura
come un tamburo.
Mi faceva male.
La mamma mi spiegò che se avessi aspettato che le mele fossero mature, non mi sarebbe successo niente. Così adesso quando desidero molto qualcosa,
penso alle mele".
"Il cacciatore di aquiloni"
mercoledì 26 marzo 2008
STRADE. PERCORSO. CAMMINO
martedì 25 marzo 2008
NON E' LA STESSA COSA...
sabato 22 marzo 2008
BUONA PASQUA
venerdì 21 marzo 2008
...RISPARMIARE...
"Ciao Pe',
ti giro una mail che può esserti utile: ho trovato un sito dove poter comprare a prezzi bassissimi cose che invece costano un sacco di più. Funziona così: comprano stock giganti che poi possono rivendere singolarmente ma a prezzi molto bassi; non è ad asta, quindi se è disponibile, puoi comprare. Per accedere, tu ti registri (puoi registrarti solo su invito, per evitare lo spam) e ti arrivano sulla mail le campagne promozionali, che durano 2 o 4 giorni, fino a che le cose non finiscono (normalmente il terzo giorno al max sono finite). Se ti interessa ti iscrivi alla campagna, altrimenti semplicemente ignori la mail, e la registrazione non vincola a comprare nulla, mai, e può essere cancellata in ogni momento. Come e-bay, ma molto meglio.
Bene, io spero possa servirti o esserti utile, so che sei sempre in cerca di cose per risparmiare e così te l'ho girata visto che navighi abbastanza in rete.
E l'invito da cui iscriverti: Buyvip
Leo"
Ok, devo dargli atto che aveva ragione, quindi se vi interessa, registratevi pure.
Peppe
giovedì 20 marzo 2008
CERCHI OLIMPICI
Se i cinque cerchi si trasformano in altro, come sta accadendo in Tibet, e le olimpiadi sono solo un diversivo per spostare l'occhio del mondo su un aspetto sportivo dimenticando la soppressione di un popolo che chiede libertà e indipendenza (come prima dell'invasione cinese), io non credo abbia senso disputarle, almeno lì.
E mi chiedo quale sia il prezzo da pagare per poter portare oltre quelle frontiere le nostre bandiere forse pulite ma complici indifferenti di un massacro.
Se è la vita di altri, di qualunque lingua, colore o credo religioso, o se è un silenzio chedeve tutelare interessi economici che non possono e non devono subire variazioni, bene, allora spero che qualcuno di "importante", che può decidere, dica che tutto questo si aggiunge a ciò che accade nel mondo e non ha senso di accadere.




mercoledì 19 marzo 2008
IL CORAGGIO DI DIRE NO
Ernest Lee Jancke, sottosegretario alla marina e membro del Cio, il comitato olimpico internazionale, disse un giorno del novembre 1935 che nessun americano e nessun rappresentante di altri paesi poteva prendere parte ai giochi di Berlino senza dare un segnale forte di disprezzo verso il nazismo e la nascente repressione.
Nel frattempo, Hitler stava organizzando gli ultimi dettagli per i giochi olimpici di Berlino.
Nel luglio del 1936, Lee Jancke venne espulso dal Cio, per non aver rispettato lo spirito e l'etica olimpica, che prevedeva in quel caso la parziale adesione al nazionalsocialismo tedesco. Al suo posto venne eletto un tale Avery Brundage, che diede parere favorevole e disse che le Olimpiadi non avevano nulla a che vedere con la politica, e che lo sport e gli affari interni di uno stato devono rimanere distinti e separati.
Ernest Lee Jancke è l'unico membro del Cio nella storia che sia stato espulso dal comitato olimpico internazionale.
Mi pare di sentire le stesse cose oggi, parlando di Tibet e Cina, che la politica è una cosa e lo sport un'altra, che esistono questioni interne da rispettare ecc, come se le stragi e i massacri, se dentro i confini, con internet oscurato e senza possibilità di sapere in modo oggettivo, dovessero anche essere tutelate dalla privacy.
Con la speranza, che si rivelerà illusione (per gli interessi commerciali), che ci sia un altro Lee Jancke che abbia il coraggio e la dignità di dire che non ha senso che le bandiere del mondo sventolino in uno stato dove non ci può essere la libertà.
Peppe
martedì 18 marzo 2008
L'indifferenza di fronte al massacro: Tibet, siamo complici di una strage
Europa, anni '30 del '900: in Germania si cominciava ad intuire che qualcosa di grave sarebbe successo di lì a poco. Eppure gli altri paesi confinanti e non europei continuarono a commerciare, a scambiare, ma sempre partendo dal fatto che esistono delle questioni “interne” di cui gli altri non devono impicciarsi. Quegli stessi soldi con cui si commerciava e si scambiava, servirono a sviluppare un'industria bellica tedesca che aveva rischiato di rivoltare i confini dell'Europa, e alcuni stati europei si trovarono a difendersi contro armi costruite con i loro stessi investimenti.Europa, marzo 2008: in Cina si capisce che qualcosa sta succedendo. Eppure, in modo paradossale perché oggi la comunicazione permette di sapere, di vedere, di conoscere, l'Europa continua a commerciare con la Cina, limitandosi a chiedere “moderazione” e ribadendo che si tratta comunque di “questioni interne”. Gli Stati Uniti tolgono in modo inspiegabile la Cina dalla lista degli stati che non rispettano i diritti umani. L'Europa, gli Stati Uniti, il mondo sviluppato si preparano a partecipare alle Olimpiadi, ad offrire una ribalta internazionale di successo ad un paese che non permette la libertà di culto e di espressione, che compie genocidi culturali, che si permette di oscurare internet (nel bene o nel male, l'unica voce davvero libera del pianeta), che non permette agli osservatori internazionali di entrare nei confini, che isola i diplomatici nella quiete delle loro ambasciate.
Noi siamo complici di questa e di altre stragi, complici, e quasi indifferenti. Perché il Tibet apparentemente è lontano così come apparentemente era lontana la Germania, e perchè in fondo quel che succede nei loro confini, è affare loro.
E ci accontentiamo di indignarci e basta, di dire che è un'ingiustizia, di stare vicini moralmente, e di partecipare alle olimpiadi, magari in tono solo un po' più dimesso.
Io credo che tutto questo sia una forma nemmeno troppo nascosta di complicità ad una strage, oltre che una dimostrazione di debolezza culturale e di mancanza di identità.
E non mi riconosco perchè non mi appartiene nella bandiera che sventola all'apertura di un'olimpiade, se il prezzo da pagare perchè quella bandiera possa sventolare e l'indifferenza verso sangue versato per rivendicare diritti umani inviolabili e libertà. E non mi riconosco nemmeno in un'Europa che è solo di facciata, che si limita ai comunicati stampa, che mette il business davanti ai diritti delle persone, che non prende posizione, che non tutela le minoranze, che pensa, prima di tutto, che i panni sporchi si lavano in casa. Questioni interne, si chiamano in politica.
Salvo poi rifletterci dopo, quando è tardi...: come per la mamma di Salerno che ora tutti si chiedono “Come avevamo fatto a non capirlo?”...
Ecco così, come avevamo fatto a non capirlo, ci chiederemo poi.
E intanto, gli studenti e i monaci versano sangue, in nome di un'idea di libertà della quale ci vantiamo di essere i garanti.
Peppe
lunedì 17 marzo 2008
PENSIERI DI PACE
nascono dalla coscienza di fare ciò
che riteniamo giusto e doveroso,
non dal fare ciò
che gli altri dicono e fanno"
Gandhi
venerdì 14 marzo 2008
AAA.VENDESI

AAA.VENDESI
laureato in scienze della comunicazione e in comunicazione multimediale, cerca miliardaria per uscire dalla condizione di precariato e tempo determinato, così come suggerito da un politico candidato alle elezioni di aprile. In alternativa, va bene anche un'ereditiera o una semplice multimilionaria.
in alternativa:
AAA.VENDESI
attaccante centrale 26 enne che ha giocato rispettivamente nell'AC Lucento e AS Venaria (come portiere però), AS Druento Calcio, Gs San Francesco Venaria (dove milita tutt'ora). Fisico spesso, ma può migliorare ancora. Contratto in scadenza a giugno 2008.
giovedì 13 marzo 2008
TUTTO INTORNO A TE
che dice di non preoccuparsi...
"E' tutto intorno a te..."
"Già, tutto intorno a me" - e penso - "che bello!!"
E poi penso: "Ma tutto cosa?"
"Io non se l'erba campa e il cavallo cresce, ma bisogna avere fiducia..."
"A proposito di politica,
ci sarebbe qualcosa da mangiare?"
Totò
mercoledì 12 marzo 2008
SORRISI DAL MONDO
- Londra - Siccome la loro via, Oxford Street, e' sempre molto affollata per gli acquisti, e sui marciapiedi si creano veri e propri ingorghi, i commercianti della prestigiosa via londinese hanno presentato un insolito progetto alle autorità comunali: i marciapiedi a due corsie. Una per pedoni lenti, l'altra a scorrimento veloce; chi non rispetterà le regole sarà multato. Chi circolerà nella corsia veloce, non potrà scendere sotto le 3 miglia orarie, e dei vigili, coadiuvati da autovelox controlleranno il traffico. Lungo la celebre via circolano infatti ogni anno oltre 200 milioni di pedoni. Il comune ha dichiarato di tenere in seria considerazione il progetto.
- Una sposa è finita al pronto soccorso per un chicco di riso finitole in un orecchio. Lo spiacevole incidente e' avvenuto a Malgrate (Lecco) dopo la cerimonia, nel momento della tradizionale pioggia di riso, al termine del matrimonio fra Bruno Ratti e Paola Bonsangue. Un chicco è entrato in un orecchio della sposa e sono stati vani i primi interventi di soccorso, sul sagrato della chiesa. La giovane ha concluso la cerimonia al reparto di otorinoloringoiatria.
- Violenza ittica: John Hunter, 34 anni, di Edimburgo, e' stato condannato ad una multa di 100 sterline per aver ferito la sua convivente Susan Taylor schiaffeggiandola a colpi di trota. Non e' stata la moglie a costituirsi parte civile, ma gli ambientalisti.
- Davvero sfortunato il nuotatore giamaicano Phil Newcombe, che dopo mesi e mesi di allenamento e' incorso nel più banale degli incidenti in una batteria dei 100 rana: per un tuffo vigoroso, ha perso gli slippini in partenza. Phil si e' fermato all'istante, ma la televisione (impietosa) ha ripreso tutto.
- Si chiama Alba il primo coniglietto bianco che al buio diventa verde. E' una "opera d'arte transgenica" secondo Eduardo Kac, docente di arte e tecnologia alla School of art institute di Chicago, che ha commissionato l'esperimento a scienziati francesi con lo scopo di alimentare un dibattito sulle implicazioni etiche dell'ingegneria genetica. La fluerescenza del pelo del coniglio e' dovuta all'inserimento del gene di una medusa del Pacifico nell'uovo fecondato da cui nasce poi il coniglio.
lunedì 10 marzo 2008
CAMBIARE
Quel guardare tipico che hanno i bambini quando guardano il mondo attorno a loro, senza la presunzione di un pregiudizio, nemmeno uno qualsiasi, verso gli altri e verso le cose, con la curiosità di chi scopre un lato del mondo inaspettato, strano, imprevisto.
Ma ha senso, quello sguardo privo di significati apparenti,
Cosa voglia dire esseri poveri e cosa essere ricchi, cosa significa che le circostanze hanno reso la tua vita una cavalcata a favore del vento e cosa una sconfinata salita, cosa sia la pace, e cosa la sua assenza.
Ed è lì, quando un ricordo ritorna così,
Ed è lì, in quel preciso, straordinario, divino istante
INDIGNAZIONE E INDIFFERENZA
ma tra nonviolenza e non esistenza...
Se non riusciremo a vivere come fratelli,
moriremo tutti come stolti"
MARTIN LUTHER KING
Non perchè non sia una notizia di fronte alla quale non indignarsi e non esprimere dissenso. Non perchè uccidere un cane non l consideri una mancanza di rispetto verso la vita. Non perchè non mi faccia tenerezza e compassione.
La mia perplessità sta nel fatto che l'Occidente non può indignarsi, raccogliere firme, invocare rispetto per la vita, pretendere la corte marziale per quel marine e far finta di niente e semplicemente restare indifferenti di fronte ai reportage quotidiani dalle terre di guerra. E' anche l'indifferenza, che rende le tragedie abitudini...
Peppe
sabato 8 marzo 2008
ONE DAY
E' più forte di me, non sopporto le feste di un giorno.
Chi mi conosce bene mi dice sempre che non sono un gran romanticone, roba da collina di Torino-luci della città sotto-luna piena-tu che non le hai detto dove saresti andato-promesse di forever-vestito per l'occasione.
O da mamma ti voglio bene-mazzo di mimose gigante-se non ci fossi tu.
Perchè in fondo, piuttosto che un mazzo di mimose o le rose in un giorno che devi fare un mutuo per comprarle, preferisco cercare di regalarne una al giorno, tutti i i giorni, ogni giorno.
Detesto da sempre scegliere un giorno e dire o pensare "qui devi volere bene a...".
Perchè mi ricorda quelle trasmissioni imbecilli tipo Uomini e Donne, dove "oggi devi uscire con..."...
E allora non è che oggi gli uomini devono rispettare le donne e le donne devono imboccare crociate di pensiero: bisogna camminare tutti i giorni: un uomo e una donna sono il capolavoro di chi ci ha creato, le due metà che si completano in tutto, le due sensibilità che unite portano ovunque. Pardon, potrebbero portare ovunque.
Ma chissenefrega delle mimose...
Oggi due immagini dissacranti, di questo rapporto uomo-donna che se troppo ideologizzato si riduce ad essere manifestazione di pensiero e icona di categoria, dimenticando l'amore, la sensibilità, l'affetto, il rispetto, la condivisione che può nascere tra le due metà delll'umanità.
Una sana risata via, su cosa c'è nel cervello di un maschietto, e cosa nel cervello di una donna...
Un sorriso ed un buon week a tutti, e dico anche con una punta di soddisfazione che ho superto 10000 visitatori...
Peppe

venerdì 7 marzo 2008
TRISTE
Va bene, da buon blogger posto qui una lettera che ho scritto nei giorni scorsi a diversi blog di diversi politici, e che è stata ovviamente cancellata.
Allora la metto qui, nel MIO spazio...
"La tristezza è quella sensazione mista di malinconia, nostalgia e un po’ di pessimismo.
Triste.
E’ la parola che mi viene in mente non per dire lo stato d’animo di oggi, ma la situazione dell’Italia.
Triste come la gente che lavora nelle fabbriche, nelle industrie, nei negozi, nei call center, per le strade, nella sicurezza e deve scendere ogni volta nelle piazze per mendicare un piccolo aumento di stipendio, a fronte di una classe politica come la vostra che invece si aumenta gli stipendi ben oltre quella che è l’inflazione.
Triste come i giovani che studiano nelle università (e ce ne sono che lo fanno per davvero) e non diventano ricercatori perché i posti sono già promessi a parenti e amici dell’uno o dell’altro e perché la burocrazia rende impossibile districarsi con trasparenza.
Triste come i giovani che lavorano con contratti a progetto o a tempo determinato, e che vorrebbero comprarla una casa e creare una famiglia, se ci fossero le condizioni. E che devono anche sentirsi dare dei bamboccioni da chi non sa neppure cosa voglia dire perchè non ci ha mai convissuto, con un contratto a progetto.
Triste come i vostri manifesti, che con l’occhio ingenuo potrebbero essere il frutto del lavoro di qualche buon umorista, mentre invece sono attentamente studiati da studi grafici e di comunicazione.
Con la promessa di CRESCITA, LAVORO, OCCUPAZIONE, MENO TASSE, DIRITTI, GIUSTIZIA, ma mai con una sana autocritica della vostra classe e dei vostri privilegi che vi rendono così distanti dalla vita della gente.
Mi mette tristezza pensare che mi parli di lavoro chi nella vita non ha mai lavorato davvero, chi pretende di insegnare l’uguaglianza sociale e di combattere la povertà e poi si veste da Valentino, chi si riempie la bocca di promesse e intanto appartiene ad un sistema che esprime il contrario di quel che grida nei microfoni.
Perché non bisogna abbassare le tasse, non bisogna aumentare i posti di lavoro, non è necessario gridare l’uguaglianza sociale: serve prima di tutto che voi siate uomini e donne di cultura che mettono a disposizione i talenti e le competenze per la gente.
Cosa che nessuno di voi, credo, fa veramente.
Cominciate dal presente, cominciate dall’essere trasparenti e corretti, onesti e coerenti con quello che dite, leali e rispettosi verso chi ha un’idea contraria. A usare i mezzi di comunicazione non per demonizzare e filtrare, ma per informare.
E poi vedrete che non c’è bisogno di manifesti elettorali ovunque.
E’ la fiducia della gente, quella che manca.
E non la potete comprare, da destra come da sinistra come al centro, perché non è in vendita e perché mi dispiace ma non ce l’ha, un prezzo..."
giovedì 6 marzo 2008
FORSE DIO E' MALATO
Sabato sera sono andato al cinema a vedere “Forse Dio è malato”, credo sia la prima volta che mi capita di andare a vedere un film proprio la sera in cui esce la pellicola.
Ma prima devo fare un passo indietro: un mese fa più o meno nei trailer che c'erano all'inizio di un film tra amori, tradimenti, equivoci e fine del mondo varie avevo visto questo film, che parlava di Africa. Così mi sono informato un po' ed ho scoperto che è liberamente ispirato anche a un libro di Walter Veltroni, e siccome in Italia la politica viene prima di tutto, allora non è stato possibile pubblicizzarlo.
Ritorno a sabato sera. Poche persone al cinema, davvero poche, credo non più di trenta o quaranta, in uno di quei cinema un po' di periferia a Torino, non quei multisala che sembrano piccole città ma uno di quelli non giganteschi e un po' vecchio stile. Prima di iniziare la proiezione, ci dicono che sarà presente in sala il regista, Franco Taviani, che ha deciso di essere presente a Torino.
Il film, girato tra Uganda, Tanzania, Congo, Sudafrica è molto bello davvero, un documentario che riprende e ricostruisce cosa capita laggiù nell'indifferenza di un mondo che ha deciso che oltre l'equatore c'è solo più il petrolio e non abita più nessuno, e in alcuni momenti mi è parso di ritornarci in alcuni di quei posti, simili al Rwanda e al Burundi per tratti somatici, capanne, panorami...
E alla fine, visto il numero così esiguo, abbiamo potuto fare due chiacchiere con il regista, così, in modo molto familiare dato il luogo e la circostanza (e il numero...).
Che mi hanno fatto pensare al modo di fare informazione in Italia...
Ha detto che un buon regista che si cimenta in questo tipo di lavori, oltre a documentarsi, deve testimoniare. Non rielaborare, non inventare, non raccontare. Testimoniare, come se la telecamera non fosse già un giudizio, ma un occhio che amplifica.
Poi ha parlato del film, delle scene che ha deciso di non mettere e che avrebbero fatto più audience, della possibilità che ha avuto di assistere in Sudafrica ad un processo nel tribunale che giudica i casi di minori vittime di abusi e di non avere messo quelle immagini “perché non mi sarei mai permesso di usare la faccia di un bambino per commuovere e indignare”.
Infine, ha detto che ormai è vecchio per pensare di essere rivoluzionario, ma ha detto ai ragazzi (cinque o sei in realtà, me compreso...) di diffondere, non necessariamente di andare, ma di diffondere una cultura che metta la dignità di un uomo al primo posto.
La stessa sera, lo stesso sabato sera, il nuovo film di Rambo a Torino ha sbancato i botteghini...
C'è un punto in comune tra i due film: un sacco di gente che lotta per non morire. Ma da una parte, ogni giorno...
Peppe
mercoledì 5 marzo 2008
DUE RIGHE DI SPERANZA
"La tempesta è capace di disperdere i fiori,
ma non è in grado di danneggiare i semi"Kahlil Gibran ("Self Portrait")
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=2&ida=&idt=&idart=963
MUSICA. COLORI.

I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti.
Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita e' la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito.
Questo a me piace.
Questo lo si può vivere.
Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa e' la verità, che non finiscono mai e quella tastiera e' infinita...
Se quella tastiera e' infinita, allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare.
Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello e' il pianoforte su cui suona Dio...”
A. Baricco (novecento)
Fino a quando non mi regalarono una piccola tastiera Bontempi, una di quelle che andavano con sei pile grandi e che consumava più della benzina di una macchina in proporzione.
E così, Fra' Martino, le note di Per Elisa...
Sulle note bianche, quelle “facili”, che corrispondono alle sette note.
Poi questa cosa della mia pianola è diventata una passione, e ho consumato quantità industriali di pile fino al giorno in cui mio papà ha deciso di comprare una piccola tastiera. Piccola, ma comunque più grande della pianola.
Sulla pianola non potevi schiacciare insieme due tasti. Ma sulla piccola tastiera sì...
Avevo quindici anni quando imparai i primi accordi. Do+mi+sol=accordo di do, eccetera... un bel po' di tempo, davanti alla tastiera, non più solo l'inverno, a scoprire che belli i suoni che puoi creare e sentire nello stesso momento. Infine, i tasti neri, quelli che da soli producono suoni quasi innaturali e che all'inizio non sopportavo perché non li conoscevo e per me non volevano dire nulla, ma che con gli altri... beh, la musica.
Oggi ho la mia tastiera, 88 tasti che conosco, tasti neri che non fanno più paura e tasti bianchi che so a memoria... così, per divertirmi con gli amici quando ne ho voglia, per suonare quando capita, per scrivere canzoni e musiche, ogni tanto.
Suonare è una delle cose che mi stupisce sempre. Quando suoni concentrato perché non puoi permetterti di pensare ad altro, è un po' come quando stai per tirare un rigore. Ogni piccolo passo è importante, come è importante non sbagliare l'ultimo passo.
I tasti sono 88, ma la musica, infinita.
Curioso che sia andata così anche oltre la piccola pianola. Prima passi semplici, poi complicati, poi insieme ad altri e allora che bello... Ci sono anche i tasti neri, guarda caso, gli altri, i diversi.
Io sono io, ma la musica, infinita...
Peps
domenica 2 marzo 2008
CONSUMISMO SENZA REGOLE
"Venti milioni di tonnellate di derrate alimentari buttate: si potrebbe sfamare l'Africa. O risparmiare 26 miliardi di euro
Con il cibo che, in un anno, in Gran Bretagna finisce nell'immondizia si potrebbe garantire 40 volte l'ammontare delle necessità alimentari mancanti al Burundi. E' vecchia storia quella del 20 per cento della popolazione mondiale che usa l'85% delle risorse, ma la ricerca pubblicata oggi dall'Independent dà ai vecchi dati la forza della concretezza.
E i dati, in concreto, sono questi: vengono sprecati, nella sola Gran Bretagna, 20 milioni di tonnellate di alimenti all’anno, circa la metà delle importazioni alimentari dell’Africa. Lo ha accertato, con rigore anglosassone, una ricerca condotta da Lord Haskins of Skidby, ex consulente del governo per l’agricoltura ed ex presidente dell’azienda alimentare Northern Foods. Che ha stabilito anche le modalità di questo spreco colossale.
In gran parte, e cioè per l'ammontare di 16 milioni di tonnellate di alimenti, i responsabili sono privati, negozi, ristoranti, hotel e aziende alimentari. La parte restante è già andata persa prima, nel trasporto dal produttore, cioè le aziende agricole, ai mercati e ai dettaglianti.
E non c'è nemmeno da dire che buttar via il cibo sia un atto economicamente neutro, o addirittura redditizio: costa 20 miliardi di sterline all’anno, circa 26 miliardi di euro. E parliamo di costi vivi, cioè senza tenere conto dello spreco delle risorse e del danno ambientale prodotto in termini di rifiuti supplementari da smaltire.
Lord Haskins sostiene, e ne fornisce prove, che queste 20 milioni di tonnellate "missing" risolverebbero il problema della fame in molti Paesi. E porta un esempio chiaro: la scorsa settimana il Giappone ha promesso oltre 300 milioni di yen, ovvero 1,9 milioni di euro, in aiuti alimentari al Burundi, dove ben il 44% della popolazione è affetta da malnutrizione. Ora, lui calcola, appunto che il cibo buttato dai britannici equivale a 40 volte quello che manca al Burundi.
Dove finisce il cibo? Alla lettera, nella pattumiera. Deleterie, secondo l’agenzia governativa per i rifiuti, le offerte speciali: si compra tre per due, o due al costo di uno, attratti dalla convenienza. E poi perché, intantom, costa uguale. Poi, arrivati a casa, ci si rende conto che uno al costo di uno bastava, e il resto finisce sprecato.
Lord Haskins vuole che il governo almeno inizi una campagna di informazione, e metta sull'avviso i cittadini «affinchè evitino il disastro riducendo l’inaccettabile livello di cibo buttato, una parte vergognosa di molte moderne società dei consumi». Ma forse un piccolo pensierino dovremmo farcelo tutti".
L'articolo è disponibile sul sito de La Stampa, all'indirizzo web www.lastampa.it, e si intitola "Gran Bretagna, dati choc: finisce nella pattumiera metà del cibo"
Peppe
sabato 1 marzo 2008
IL DIRITTO DI NON SAPERE

Mi sono sempre chiesto se esiste un limite alle notizie.
Se esiste un limite dico, che va oltre la legge sulla privacy e il codice deontologico.
Se esiste un codice etico, morale, umano, professionale che rende capace chi scrive di utilizzare un filtro personale e di non trasformare proprio tutto tutto in parole che altri leggeranno.
Se esiste una capacità di scrivere che non debba necessariamente andare oltre l'immaginazione.
Sappiamo tutto dei due fratellini che sono morti nella cisterna, sappiamo tutto di Tommy, sappiamo tutto di Samuele e di molti altri. Tutto, ogni secondo, ogni dettaglio, il pigiama i vestiti cosa hanno detto cosa avranno pensato cosa hanno fatto. Tutto come se quel piccolo spazio tempo dovesse essere percorso ai raggi x perchè una notizia sia completa.
Le famose 5 "w" del giornalismo (chi cosa quando dove come) spettacolarizzate per far rabbrividire, commuovere, piangere chi ascolta.
Io dico che non serve sapere che due piccoli hanno provato a risalire una cisterna con le mani, che non mi interessa vedere sempre e per forza le fotografie, che non è necessario intervistare chi soffre proprio mentre sta soffrendo.
Io dico che non è questa la comunicazione che sognavo, che sogno.
Che il dolore va rispettato prima di tutto con il silenzio.
Con il silenzio e poi con la delicatezza, con quella delicatezza e quel rispetto che deve far scrivere senza andare oltre, lasciando sul taccuino degli appunti i dettagli e privilegiando la dignità di quel che accade.
Esiste un diritto di non-sapere, perchè la vita non è il Grande Fratello o qualsiasi altro reality show, che devi vedere quando vuoi, tutto, della vita degli altri.
Perchè il dolore di chi soffre e di chi muore va prima di tutto rispettato con il silenzio. Con il silenzio, quello che è davvero omaggio e attestato di vita e che fa rimanere gli appunti e i pensieri di un giornalista tali.
Ci sono diritti di qualunque cosa, e chi studia giurisprudenza lo sa.
Io dico che deve esistere anche un diritto di non sapere.
Peppe
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