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lunedì 29 settembre 2008

KIBEHO


Avviso: come dice Baricco, un racconto è un viaggio per viandanti pazienti. Nel riscriverla, mi sono reso conto di quanto fosse lunga questa pagina, ma davvero non potevo accorciarla...

Mercoledì 29 luglio


Giornata di quelle da ricordare per ricordarsi e per poter raccontare agli altri.
“Vi porto a Kibeho, è un posto che merita di essere visto, credo che voi siate pronti”.
Partiamo con la jeep di buon mattino, ci attende un piccolo tratto di strada asfaltata prima di inoltrarsi in qualcuna di queste mille colline rwandesi. Lì scompare l’asfalto, ed è solo più strada rossa, tanto che per un momento mi sembra d’essere ritornato di nuovo nel Burundi. Arriviamo su questa collina, Kibeho, dove sorge un piccolo santuario, incontrando lungo la via molti uomini e donne con i bambini che stavano andandoci a piedi, viaggiando anche quattro o cinque ore.
Ci accolgono due bambini con le arachidi; due chiacchiere con loro, ci chiedono una foto e sorridono di stupore nel vederla riprodotta in tempo reale sul piccolo display della macchina digitale, poi li salutiamo e camminiamo per un po’.
Kibeho. Qui apparve la Madonna, dal 1981 all’inizio degli anni ‘90. A tre contadine, gente qualunque, che non aveva mai neppure visto in un quadro la Madonna così come la conosciamo. Eppure, la descrissero uguale, di carnagione chiara, con il vestito bianco e uno scialle azzurro, con gli occhi dolci.
Parlò molto con queste contadine, dicendole di ritornare, sempre nello stesso punto di quella collina. L’ultima volta che apparve, piangeva.

“Il mondo va male... Il mondo corre verso la sua rovina, sta per cadere in un baratro... Il mondo è in ribellione contro Dio, vi si commettono troppi peccati, non c'è più né amore né pace... Se voi non vi pentite e non vi convertite i vostri cuori, voi cadrete tutti in un baratro. Scorreranno fiumi di sangue".

Disse questo, ad una contadina.
Dodici anni dopo, nel 1994, vennero bruciate vive nello stesso giorno 10.000 donne, bambini, uomini che si erano rifugiati nella chiesa per sfuggire al massacro: la chiesa conserva all’esterno i segni viola là dove il muro era stato rotto dai guerriglieri per poter entrare, e all’interno non è stata dipinta, tanto che sembra una vecchia fabbrica annerita dal tempo.
L’anno dopo, nel 1995, là dove ci furono e apparizioni, vennero massacrate a colpi di machete altre 8000 persone. Un fiume di sangue scendeva dalla collina, raccontano i sopravvissuti.
Stamattina abbiamo incontrato la veggente, una delle tre contadine, che è rimasta lì, su quella collina ormai quasi deserta e senza più villaggi, ad accogliere i pellegrini, parlando un po’ con lei.
Dopo, Celestine ci ha portato in un posto che gli occhi non cancelleranno mai più.
"Chi ha lo stomaco debole non entri, o esca subito. Joseph se vuoi filmare fa’ pure..."
“Ve ne siete andati quando c’era ancora bisogno di voi”, è la scritta all’ingresso di queste scale che scendono in una specie di seminterrato ricavato direttamente nella terra. Lì sotto, 25.000 cadaveri, alcuni interi e carbonizzati, altri suddivisi in un ordine un po’ macabro forse, ma che rende l’idea di quel che è successo. Tutti i crani, o quel che ne rimane, cominciando da quelli dei bambini, poi le ossa delle braccia, delle gambe. Due stanzoni ininterrotti, non molto grandi ma nei quali si ha la sensazione di un cammino infinito; la videocamera ho deciso di lasciarla spenta, per il rispetto e la dignità che si deve alla vita umana. Credo che anche le foto e le riprese debbano avere una propria dignità. Così, molte cose che sarebbero testimonianze toccanti, resteranno racchiuse solamente nel cuore.
Dieci minuti senza dire una parola. Poi tre piccole Ave Maria, sulle scale verso l’uscita, una in italiano, una in francese e l’ultima in kirundi. Per loro, per i morti innocenti di questa e di ogni altra guerra, per i bambini che devono pagare così la stupidità degli adulti e l'indifferenza del resto del mondo. Non è un posto turistico, è un luogo di preghiera questo, ed è un caso eccezionale che il custode di questo memoriale ci abbia fatto scendere fin giù. Il grazie finale che gli diciamo ha il sapore dolce della riconoscenza.
Siamo bianchi, e per una volta va bene così.
E’ una sensazione di incredibile disagio rivedere la luce del sole dopo aver oltrepassato l’ultimo scalino di terra, nell'immaginarsi cosa possa essere successo lì per la sola lucidissima follia dell’essere umano.
Risparmio i dettagli del racconto del come sia successo tutto questo, di come la macchina di morte di un genocidio possa essere messa in atto, lucidamente, nell’indifferenza di un occidente che è scappato nei confini sicuri e lontani.
E stasera sono qui, nella mia piccola stanza, a scrivere questa pagina di giornata che mi porterò dentro per sempre. Non lacrime di dolore, stamattina. Solo occhi lucidi, e una gran voglia di giustizia.
Sarà difficile raccontare questo giorno al ritorno a casa. Più difficile del resto che è successo fino ad ora.
Ciascuno è libero di credere o non credere alle apparizioni del cielo. Fa parte della libertà di ogni uomo catalogarle come pura invenzione, come semplice suggestione, come allucinazione, come verità. Come Verità.
Credo e scelgo l’ultima, come Verità.
Buona notte, con un ultima preghiera per chi ancora sta pagando e pagherà ogni giorno e per chissà quanto con la vita, la fame di potere di altri uomini.
Ci sarà una giustizia, lo so. Forse non qui, però.

Peppe

venerdì 19 settembre 2008

KIGALI

Martedì 28 luglio 2008

Il Rwanda e il Burundi sono due stati molto piccoli, paragonabili forse, pensando all’Italia, a Piemonte e Lombardia; eppure è enorme la differenza che li separa.
Qualche giorno fa atterravamo a Bujumbura, capitale del Burundi; oggi siamo andati a Kigali, capitale del Rwanda; di là terra rossa, taxi, moto-taxi, baracche.
Di qua asfalto, case con più piani, perfino cemento.

Ci accompagna Celestine, conosce molto bene la città e sa dove e come muoversi; ci spiega,ci racconta: il governo sta mandando via i poveri dalla capitale, distruggono le capanne per costruire palazzine e la gente va nelle campagne. Dunque l’apparenza è quella di una città e più in generale che si sta sviluppando velocemente, e come in ogni sviluppo non coordinato e troppo rapido i poveri sono quelli che pagano il prezzo più alto. Visitiamo la zona delle ambasciate (quella italiana non c’è, essendo bassissima la presenza di italiani), la comunità salesiana con le scuole, rapidamente vediamo l’Hotel “Rwanda”.
[…]
Con Eugy siamo ospiti al noviziato, una piccola comunità molto molto bella e accogliente; dormiremo qui, per qualche giorno. Domani ci aspetta una giornata particolare: vedremo un santuario a Kibeho, e visiteremo i luoghi del genocidio. Sarà una giornata particolare, che aspetto con un po’ di batticuore.

Sono nella mia camera: la finestra dà sul cortile interno, con un piccolo giardino; fuori dall’altra parte, una sentinella passeggia lentamente e si sente il rumore delle mucche nella stalla appena qui fuori. Sembra strano, anche qui.
Non posso dire di sentirmi a casa, è come un’altra Africa che con il Burundi ha in comune solamente la linea di frontiera sulla carta geografica. Ma non posso dire neppure di sentirmi un estraneo.
[…]
Stasera abbiamo fatto particolarmente tardi: siamo rimasti un po’ a chiacchierare con i quattro ragazzi della comunità, poi al solito quando hanno saputo dei giochi magici hanno voluto vedere qualche gioco. Una partita a carte, poi dopo siamo rimasti un po’ a chiacchierare con Eugy in camera sua (che è accanto alla mia).
Impressioni, commenti, riflessioni. Condivisione, insomma, come dev’essere con chi sta condividendo lo stesso viaggio.
[…]
L’ultimo pensiero va a chi mi pensa dall’Italia; è difficile sentirsi, ancora di più parlarsi, ma questo non significa che non sono con me in queste strade.

Buonanotte, domani mattina sveglia prestissimo, per ripartire. Ma questa volta giochiamo più fuori casa del solito, non conoscendo nulla dei luoghi che vedremo domani.
Sarà bello, come sempre.
[…]
Non c’è corrente, stasera, neppure qui.
Ho fatto bene a ricaricare le batterie della videocamera l’altro giorno…

Peppe



venerdì 12 settembre 2008

RWANDA



Domenica 27 luglio 2008

Se partiamo presto arriveremo alla frontiera abbastanza presto, altrimenti perderemo molto tempo...

Di buon mattino salutiamo velocemente la comunità di Ngozi, torneremo con gli altri tra cinque giorni; La jeep è pronta e ci aspetta: si va in Rwanda. Eugy si è ripresa e fortunatamente quella febbre così preoccupante era solo il risultato di qualche giorno di stanchezza. La mia schiena invece sta benino, fa male ma non così tanto come ieri, almeno riesco a stare in piedi e un po' seduto.

Si parte; vediamo una delle pochissime zone del Burundi ancora sconosciute ai nostri occhi occidentali, e cioè la parte dell'estremo nord, quella che arriva fino in Rwanda. Quella del genocidio, praticamente, e sarà ancora più stimolante chiedere, sapere, confrontarsi, per il nostro video reportage sui diritti umani e per noi; ci accompagna Henry, lì troveremo Celestine i primi due giorni e Remy per gli altri due che ci faranno da guida, che ci racconteranno; ci hanno detto che ci aspettano dei giorni molto belli, così parto con un po' di batticuore, come da piccolo quando si partiva per le vacanze. Non era un giorno come tutti gli altri, era una giornata speciale.
Così...

L'ispettore ci racconta volentieri, lungo la strada; è un uomo molto saggio, gestisce con bontà una regione grande come quella dell'Africa Grandi Laghi; come tutti ha perso molti cari durante la guerra, conosce bene questa zona essendo burundese di nascita e proprio di questa parte di territorio.
C'è una buona confidenza dopo i piccoli giochi magici e la chacchierata di ieri sera, molta stima e la tipica vicinanza africana, quella che ti fa sentire bene. Ad un certo punto durante il viaggio si interrompe: "Vi racconterò una cosa. Qui in questa curva siamo stati fermati dai ribelli, durante la guerra. Qui proprio qui. C'era anche Henry in macchina con noi. Ci hanno fatto scendere e con i mitra e i machete puntati addosso ci hanno rubato tutto quello che avevamo addosso, un orologio, pochissimi soldi. Volevano bruciare la nostra macchina. Henry non aveva nulla con sé, ne soldi né oggetti preziosi, così lo hanno preso per ucciderlo; lì sotto, vedete, lì dove ci sono quelle piante, si sentivano urla di persone che venivano uccise, e colpi di mitra che sparavano. Abbiamo negoziato molto tempo, gli abbiamo detto nel nome di Dio di lasciarci andare perchè non avevamo fatto niente. Ci hanno picchiato ma poi ci hanno lasciato andare via. Quella volta ho avuto davvero paura. Poi sono stato rapito, un 'altra volta, e sono rimasto prigioniero per due mesi, ma non ho avuto paura come quella volta..."
Henry ascolta, non dice una parola, chissà cosa sta pensando.
Poi dice: "Qui c'è stata tanta guerra, ma adesso è finita, e dopo la guerra c'è la pace. Durante la guerra non si poteva bere birra, e nemmeno mangiare carne insieme, ci si combatteva gli uni contro gli altri. Mangiare e bere insieme, è un grande segno di pace, finchè si potrà bere una birra insieme, e perchè c'è la pace..."

Il viaggio è piacevole, tra racconti, domande, risposte. Non parliamo solo di guerra.
Spegni la telecamera, non si può portare in Rwanda...
COME NON SI PUO' PORTARE HENRY?! E ME LO DICI ADESSO, COSI'!? E SE ME LA PRENDONO COME FACCIO A FILMARE IL RESTO!?
Dai nascondila...

E' incredibile Henry...
Il passaggio da una frontiera all'altra sono due ore di burocrazia, fogli scritti a mano, dichiarazioni su dichiarazioni, e chi siamo e dove andiamo e cosa portiamo (non ho detto la videocamera) e perchè ci andiamo e dove dormiamo...
Poi si passa, evitando per un pelo che ci facciano aprire i bagagli (li hanno fatti aprire a tutti, ma a noi no, credo perchè ci fosse l'ispettore con noi...). Bene, siamo in Rwanda...
Oggi abbiamo visitato velocemente una comunità, poi siamo passati dalla capitale e siamo andati ancora verso nord, a Kabgaji. Dormiremo lì.

Salutiamo l'ispettore, ritorna nella capitale per poi ripartire quasi subito.
Stasera siamo stati tra di noi, a chiacchierare un po', a fare una partita a carte, a bere una Fanta. Domani si riparte, verso pranzo, per continuare il nostro viaggio e raggiungere Remy e Celestine.

Siamo in Rwanda, e gli occhi si riempiranno di nuovo di mille volti, mille immagini, mille colori. E forse, di un velo di tristezza quando ci racconteranno del genocidio.
Henry dice che si potrà chiedere molto, Celestine è rwandese, conosce molto bene quel che è successo.

Il direttore di questa casa ci ha dato una stanza singola per ciascuno. Sembra strano fare la doccia calda, somigliante alla nostra. Sembra strano passare da un letto ad un altro ogni giorno, da una stanzetta piccola di Ruyigj ad un'altra appena costruita a Butezi, da Bujumbura alla camera così familiare di Ngozi. A quest'altra.
Stiamo viaggiando molto, un passo alla volta mi rendo conto di entrare un po' più in quest'Africa, quasi che a volte dimentico di essere bianco fino a quando qualche bambino mi dice "muzungu" e mi guarda con lo stupore degli occhi dei bambini africani.
Ci sarà ancora da viaggiare.
Metto a caricare la videocamera, approfittando della corrente per caricare anche le batterie di riserva. Ce ne sarà bisogno, io credo, da domani.
Buonanotte angolo di mondo che ha vissuto la follia della guerra ma che adesso respira un soffio di pace.
[...]
E finisce un'altra giornata piena come poche. Leggerò un po' "i Barbari", l'ultimo di Baricco, chiedendomi dove sono e chi sono in realtà, quelli che vengono definiti così...
Notte

Peppe

mercoledì 10 settembre 2008

GIORNATA NO


Ngozi, sabato 26 luglio 2008

Giornata difficile, oggi, soprattutto per la salute.
Meno male che c'è anche Raymond con noi: lo abbiamo conosciuto ed incontrato qualche giorno l'anno scorso, abbiamo voluto fortemente che fosse parte del progetto di quest'anno, così da Roma (dove studia all'UPS) è arrivato fin qui per unirsi a noi: è un grande salesiano, un bravissimo animatore, parla il kirundi e l'italiano, ci aiuterà tantissimo e con Henry formano una coppia molto bella davvero.
Dicevo della salute: oggi un po' così, le pastiglie antidolorifiche che prendo da quattro giorni non hanno nessun effetto, la schiena è ogni giorno messa un po' peggio, stamattina l'ho dovuta mio malgrado passare seduto, senza possibilità di alzarmi. Giusto un salto di là, al corso animatori.
Ha parlato Henry, sulla psicologia del bambino.
Un saluto veloce agli animatori, due battute, poi in casa.
Nemmeno Eugy sta bene: stanotte ha avuto la febbre molto molto alta, e siccome è un sintomo della malaria, abbiamo deciso con Raymond di portarla in una clinica privata qui vicino per fare gli esami del sangue e decidere di conseguenza il da farsi.
Nella tarda mattinata, quando è andata a ritirarli, sono andato anche io, a fare una visita alla schiena...

Dottore, quando mi viene in Italia faccio le iniezioni di una medicina che si chiama Muscoril...
Io non so fare queste iniezioni, mi dispiace, posso aiutarti con delle pastiglie e una pomata, starai meglio vedrai...

Vada per le pastiglie e la pomata...
Eugenia non ha la malaria, sospiro di sollievo per tutti...

Pomeriggio tranquillo. Tra i tanti bambini che sono venuti in questo grande cortile è passato anche Bertrand oggi, così sono stato seduto sul piccolo muretto non potendo fare altro, a guardarli correre, inseguirsi, fare le capriole aspettando il voto... Mi da un sacco fastidio essere fuori uso, vorrei come tutti i giorni prendere in braccio i bambini, giocare a fare le capriole con loro, farli girare in aria, organizzare la partita con il pallone di pezza e i legni al posto dei pali della porta.
Poi sono arrivati tanti altri bambini, e il muretto si è riempito e la giuria è diventata più numerosa di quella di un grande show.
E' una povertà disarmante, quella di questa terra: i vestiti mancano, i piedi sono in condizioni inguardabili, quasi tutti hanno le pulci, eppure non c'è disperazione, in questa miseria, ma speranza, voglia di giocare e di correre anche con la pancia vuota... è disarmante tutto questo, è uno schiaffo continuo al mio essere occidentale, al venire da una terra che ogni sabato sera butta dai supermercati bancali interi di cibo scaduto solo da un giorno, da un posto in cui le scarpiere sono piene di paia di scarpe e gli armadi straripano di vestiti. Da una terra dove ad ogni festa di compleanno che ho animato, venivano buttati via vassoi di cibo, dove ad ogni matrimonio in cui sono stato invitato, dopo il buffet e l'antipasto i piatti vengono portati via pieni di cose da mangiare...
[...]
Non ci credo, mi è arrivato un messaggio del servizio free-sms di vodafone, anche qui...!!!!! : il Milan ha comprato Ronaldinho per 24 milioni di €, festa al suo arrivo in aereoporto...
Lo leggo mentre guardo i bambini fare le capriole e guardare subito per vedere il voto che gli do, e mentre due cuccioli di uno o due anni appoggiati su di me guardano lo schermo del telefonino (un normalissimo Nokia) come fossi ancora di più un extraterrestre. E penso che cosa si potrebbe fare, con 24 milioni di €, qui. Si potrebbe prima di tutto ridare dignità all'infanzia, far sì che i bambini possano essere davvero bambini, poi ci sarebbe l'acqua per tutti, e magari un piccolo ospedale... e le cisterne, e un generatore di corrente... e le scuole...

Raymond, in Italia ci hanno regalato delle magliette, come possiamo fare per dargliele?
Prendi i bambini quando li vedi, portali in casa, dagli i vestiti, e mandali a casa...

Bertrand era l'ultimo ad andare a casa, oggi.

Così gli ho dato una maglietta dell'Italia che mi hanno regalato tra le altre dalla Noi Torino, un sorriso, e un arrivederci al giorno dopo.
Mi ha chiesto una foto con la maglietta nuova così gliel'ho scattata. Quando capiterà di nuovo di dare i vestiti nuovi a qualche bimbo, beh ecco, questo è uno di quei momenti che non verrà né ripreso né fotografato, praticamente mai.
[...]
Domani si parte per il Rwanda. Pete non verrà, è stato già difficile avere i nostri passaporti (che sono arrivati solo oggi in un pulmino postale improbabile su cui viaggiavano persone, galline, caprette-futuri-spiedini, caschi di banane...), figurarsi per lui che è burundese di nascita...
Stasera una piccola riunione sul programma per il Rwanda, ci seguiranno Remy e Celestine, li conosceremo domani, anche se Remy lo abbiamo già conosciuto di sfuggita a Ruyjgi... e stasera, dorme qui al Liceo don Bosco anche l'ispettore dei salesiani per la regione dell'Africa Grandi Laghi; mi ha chiesto di fargli vedere qualche gioco di magia, così ci siamo divertiti un po'.
Partiremo con lui, probabilmente sarà un po' più semplice passare la frontiera.
E si riparte. Torneremo qui tra quattro o cinque giorni, ma questa volta insieme con gli altri, e allora si comincerà a usare il sistema preventivo ogni secondo sulla terra rossa e sull'erba di questa collina.

L'ultimo pensiero di stasera è per la mia schiena, e mannaggia ci ho messo due ore a scrivere questa pagina di diario perché neppure riuscivo a stare seduto: hai una notte per risistemarti, guai a te se domani non mi fai partire...

Notte

Peppe

martedì 9 settembre 2008

VEDERE. PENSARE. AGIRE.


Venerdì 25 luglio 2008

I banchi, la lavagna... è tutto pronto questa mattina, per il corso animatori.
Sono arrivati proprio in tanti, una settantina, per realizzare con noi questo piccolo sogno dell'Estate Ragazzi in questa terra di confine al centro del mondo.
Ci sono quelli dell'anno scorso, quelli che hanno iniziato con noi la primissima volta, e sono grandi abbracci, di quelli che significano che avevamo proprio voglia di vederci. Ci sono i nuovi, quelli che si sono uniti a noi quest'anno. Ci sono quelli che sono andati via, per il lavoro, per la scuola, che non saranno con noi ma che di certo si ricorderanno in qualche attimo di quest'estate dei loro bambini che giocano insieme.
Si parte. Argomento del giorno è la differenza tra il sistema repressivo e quello preventivo...
La lezione dura tre ore, più o meno: ciascuno di loro ha un quaderno, una biro e ascolta attentissimo ogni parola; ci diciamo i pilastri di un sistema preventivo, ci diciamo che l'animatore è un educatore, e dunque ha delle responsabilità verso i bambini, ci diciamo i tre passaggi guardare-pensare-agire...
[...]
E' bello vedere tutti questi volti attenti, tutti questi occhi che ascoltano. Saranno loro, i veri animatori, quelli che parlano la stessa lingua dei bambini, quelli che sono cresciuti nella stessa terra rossa. Per noi, è davvero bello pensare di essere arrivati fino qui, ad avere settanta potenziali educatori, a immaginare quanto sarà ancora più bello aspettare i bambini tra poco più di una settimana.
[...]
Pomeriggio con loro, tranquilli. Una partita a pallavolo con relativi tifosi, una passeggiata ad incontrare i bambini nel villaggio qui vicino per dire del "patronage" (ma lo sapevano già tutti...), poi a casa.
[...]
Argomento passaporti: domenica si dovrebbe partire per il Rwanda, venerdì dovrebbero essere pronti i nostri passaporti, sabato dovrebbero spedirceli... african time permettendo, si dovrebbe riuscire a partire...
[...]
In realtà aleggia un po' di preoccupazione da qualche giorno ed in particolare stasera: Eugy non sta molto bene e la mia schiena ha deciso di prendersi qualche giorno di riposo, così stasera niente stelle e niente passeggiata nel cortile.
Domattina si continua il corso, si parlerà della psicologia del bambino.

Sono già molti i bambini che arrivano, tanti mi chiamano per nome, qui e per la strada, ed è bello e nello stesso tempo emozionante sentirmi chiamare quaggiù; quel pezzo di cuore che è rimasto, evidentemente non è rimasto solo in camera mia...

Ho appena riletto la pagina di diario di questa sera. Certe volte mi pare d'essere banale, di limitarmi a raccontare cose e di sminuire in qualche modo la ricchezza di quello che sto vivendo. Dalla mia ho che l'africa, ed in particolare il Burundi, sono impossibili da riassumere...
Questa sera ho sentito dopo un bel po' i miei genitori. Mia mamma mi ha chiesto "Come va?"... Avrei voluto dirle un sacco di cose, di Maggie, di Bertrand, di Godefroid, dei bambini, di Henry, di me, di Pete, dello spettacolo di magia, della casa appena costruita, di un sacco di altri incontri.... mi sono limitato ad un banalissimo "Davvero bene, ti racconterò, saluta tutti!!"
Tipica banalizzazione occidentale...

Beh, buona notte, pensando ad una frase di Baricco di un libro che ho già letto ma che mi sono portato dietro lo stesso...

... La sera vado a letto e mi addormento.
E tu mi hai insegnato che questo vuol dire che sono in pace con me stesso.
Non c'è altro.
Questa è la mia vita.
Io lo so che non ti piace, ma non voglio che tu me lo scriva.
Perchè voglio continuare ad andare a letto, la sera, e addormentarmi.
Ognuno ha il mondo che si merita.
Io forse ho capito che il mio è questo qua.
Ha di strano che è normale..."


Notte

Peppe

lunedì 8 settembre 2008

RITORNARE


Giovedì 24 luglio 2008

Questa pagina di diario, forse, sarà mediamente più lunga delle altre...
Capita a volte, molto più spesso in realtà di quanto ci facciamo caso, di ritornare in un posto dove siamo già stati; la sensazione, ogni volta, è un po' quella di ritornare in un posto già fotografato nella nostra mente, che intravediamo prima ancora di arrivarci.
Così.
Quando ero piccolo mi succedeva quando andavo a trovare i miei nonni, un migliaio di chilometri più a sud di Torino. Magari era passato un anno dall'ultima volta che ero stato lì, eppure la sensazione era quella di non essere mai andato via per davvero.
Noi siamo i posti che viviamo, diceva qualche filosofo che non ricordo più chi fosse...
Forse non siamo solo i posti in cui siamo stati, ma sicuramente anche quelli c'entrano in un modo o nell'altro nel cammino della nostra vita.
Bene.
Se stamattina siamo passati da Bujumbura per risolvere una volta per tutte questa grana dei passaporti (siamo giunti alla conclusione che dall'ambasciata del Rwanda a Bujumbura ce li spediranno a Ngozi attraverso un pulmino), in serata siamo arrivati a Ngozi.
Ngozi.
E' stata la porta verso l'Africa, verso il Burundi, dello scorso anno. Qui siamo stati un mese, qui abbiamo realizzato la prima Estate Ragazzi, qui abbiamo incontrato i bambini, conosciuto i primissimi animatori, condiviso la povertà e la voglia di crescere e giocare, vissuto in questa casa... qui, è rimasto quel pezzo di cuore con cui si concludeva il diario dello scorso anno.
Qui, sono venuto a riprenderlo, o forse solo a vedere come sta.
Qui.
[...]
Ripercorrere la strada rossa di terra, ricordarsi le ultime tre curve, rivedere il Licèe Don Bosco, la finestra della mia camera, il cortile vuoto in attesa di riempirsi, è stato un momento di grande emozione.
Chi mi conosce, sa anche che per carattere non piango quasi mai, vivo le emozioni, le gioie, le tristezze che ogni vita porta con sè in altro modo, con gli occhi, con il sorriso, con il silenzio... ma non con il pianto... rivedere però per primo Bertrand, il bimbo dello scorso anno, che mi aspettava seduto da chissà quanto, è stato un momento bellissimo.

Henry, sapeva che arrivavamo?
No, non credo...
Ma è qui che aspettava...!
Beh, sarà qui ogni giorno da un po' di giorni ad aspettare, voi non fate così, avete bisogno di un orario, ma noi sì...
...

E' stato l'ultimo bimbo che ho salutato l'anno scorso, Bertrand, dopo tre settimane insieme, ed ho portato via dal Burundi quei due occhioni neri che sorridevano. E' stato il primo che ho incontrato quest'anno: una corsa, un bell'abbraccio, un come stai veloce, un batticinque, ed è stato come non essere mai andati via da qui.
Qui.
Qui si comincia sul serio, domani, con il corso animatori.
Sono 77 animatori... - ci dice orgoglioso Henry, sarà bellissimo.
Domani si parlerà di sistema preventivo che si oppone al sistema repressivo. Ragione, amorevolezza, che si contrappongono ai bastoni: qui è una piccola rivoluzione, ma diremo a questi animatori che i loro bambini non hanno bisogno dei bastoni per ascoltare, ma hanno bisogno di capire, di sentire di essere amati, di giocare insieme. Sarà una bella sfida, e allora si ripassa qualcosa, mentre Henry sistema i fogli per il corso. Bisogna essere pronti, preparati. Sarà come ritornare a scuola.
[...]
Stasera dopo lo spiedino di accoglienza con la comunità salesiana, bella e allegra così come la ricordavo, tornati a casa sono uscito a fare due passi in cortile (qui c'è il coprifuoco dalle otto della sera e non si può più uscire) prima di andare in camera: ogni angolo di questo posto mi ricorda qualcosa che non ricordavo più, qualche volto, qualcuno, qualche gesto.
Come quando andavo dai miei nonni... così...
Penso di aver sorriso, camminando sotto le stelle che questa sera sono particolarmente belle, in questo cortile.
[...]
E stasera sono qui, in questa camera. I salesiani hanno avuto la delicatezza di ridarmi quella dello scorso anno; dalla finestra, si vede il villaggio. Qui su questa scrivania dalla quale sto scrivendo mi sento a mio agio, ho appeso la bandiera dell'Italia nello stesso posto dell'anno passato
, perchè mi ricorda il paese dal quale vengo e nel quale sono cresciuto. Penso a quando arriveranno don Claudio, Milena, Joy, Agnese, Marta, Benedetta... e sarà davvero ancora più missione.
Nel frattempo facciamo del nostro meglio per preparare tutto, per la formazione agli animatori, perchè quando arrivino anche gli altri animatori dall'Italia si possano sentire un po' più a casa anche se è la prima volta che calpesteranno la terra rossa d'Africa.
E va così.
Che non avrei mai detto di ritrovarmi qui a questa finestra, in questa camera che dal disordine già si capisce che è diventata camera mia, in questo posto dove vivo ogni secondo la distanza del colore della pelle ma la vicinanza dell'accoglienza.
[...]
Pete è andato a dormire, e prima di cena ho accompagnato con Henry Jean d'Arc a casa sua; sono stati due amici veri, due straordinari compagni di viaggio in questi giorni insieme, disponibili come il cuore di quest'Africa.
Vado a letto, perchè questa camera ha anche un piccolo difetto: in tutto il Burundi non esistono le tapparelle alle finestre, ma qui, managgia qui il sole sorge esattamente perpendicolare davanti alla mia camera, così alle sei devo mettere gli occhiali da sole per continuare a dormire ancora un po'... fino alle sei e mezza... poi ci si alza.
Vado a letto ed era un anno che immaginavo come sarebbe stato ritornare a dormire in questa camera che con tanta malinconia avevo lasciato.
C'è ancora quel pezzo di cuore, abita qui, e sta bene.
E in fondo sapeva, che era solo un arrivederci più lungo...
Notte, Ngozi.

Peppe

COMUNICAZIONE

Il diario riprenderà domani, martedì 9 settembre..
A tutti l'augurio di una buona giornata..
Peppe

giovedì 4 settembre 2008

LA FATTORIA E GODEFROID


martedì 22 luglio 2008

LA FATTORIA

La mattinata doveva essere tranquilla, ma qui nulla è prevedibile.
"Vi accompagno a vedere un posto, così facciamo due passi. Dovete sapere che..."
...Tre italiani vennero ad abitare queste terre, intorno agli anni '80, animati dalla voglia di risollevare questa gente dalla fame e dalla povertà. Aprirono una fattoria, portarono trattori dall'Italia, containers dall'Europa e dagli Stati Uniti; costruirono un deposito, un magazzino, una falegnameria, addirittura una macelleria, dove sperimentarono la conservazione dei salami, che qui non esistono. Un lavorone, che ha richiesto tempo, impegno, entusiasmo, passione.
Poi venne la guerra, e quegli italiani dovettero abbandonare il Burundi e scappare lontano.
"Il villaggio di Butezi un tempo era un grande villaggio, che esportava i manufatti in tutto il Burundi, poi sono arrivati i ribelli e hanno ucciso quasi tutti, così adesso vedete questo piccolo villaggio nascosto nelle colline..."
... I trattori sono pieni di polvere, inutilizzati da anni. Sembra quasi macabro, vedere tanta tecnologia in questo posto dove ancora si fabbricano le zappe in casa, dove i bambini devono fare chilometri per prendere l'acqua, dove la corrente e l'acqua calda sono sconosciute.
Potreste venire voi, qui a riaprire questa fattoria, la gente vi accoglierebbe subito...
Già...

Per il resto, viaggio prevedibilmente impolverato come all'andata, passaggio veloce a Ruyjgi per lasciare a casa e salutare la sorella di Henry, il marito Manuel e la piccola Greta, che ha dormito tutto il viaggio di ritorno in braccio, e poi domani mattina partenza per Ngozi, dove domani cominciamo il corso animatori, che dovrebbe dare una svolta alla nostra missione.


GODEFROID

Devo raccontare una cosa divertente di questa sera, una figuraccia, diciamo così. Un tale, di nome Godefroid, un caro amico di Henry fin da ragazzino, ha vissuto con noi questi giorni; un tipo davvero simpatico e socievole, e tolto il fatto che si addormenta con la radio accesa (si è portato le pile mannaggia!!!!) e si sveglia (alle 5...) sempre con la radio accesa. Ora siamo diventati amici, così stasera ci ha invitato, dopo cena (è andato a mangiare dalla sorella che abita a Ruyjgi) a mangiare insieme uno spiedino di capra e bere una Fanta.
Proposta accettata.
Non fosse altro che Henry ha fatto particolarmente tardi, e il servizio al piccolo ristorante della Maison Shalom anche, così all'ora stabilita, non siamo arrivati all'appuntamento...
[...]
Un'ora e mezza dopo l'orario dell'appuntamento (noi stavamo iniziando a mangiare), arriva (a piedi) Godefroid nel piccolo ristorante... aveva comprato per festeggiare con noi un'intera coscia di capra, che ha fatto preparare... e che ha mangiato con dei passanti presi a caso, non vedendoci arrivare...
Sensazioni tra l'imbarazzo e la voglia di scoppiare a ridere, mentre raccontava, fino a quando, alla fine del racconto, mentre ci aspettavamo un cazziatone in piena regola, ci dice...
Va beh, cosa posso offrirvi allora da bere?
Un grande, Godefroid...

Vado a letto pensando che domani si ritorna a Ngozi, e sarà di nuovo casa... e chi
ssà, se ci sarà Bertrand ad aspettare...

Notte, Burundi.

Peppe

mercoledì 3 settembre 2008

COLORARE UN LIBRO BIANCO

Decisi di imparare a fare i giochi di magia quando vidi un animatore che prese un libro bianco, disegnò nell'aria una matita, con quella creò dei disegni nel libro. Poi prese i colori, li lanciò nel libro, e i disegni si colorarono. Dopodichè cancellò con uno straccio sulla copertina, e il libro tornò bianco.
Fu allora che decisi che io dovevo imparare a farlo.
[...]
Adesso, sono cinque anni che faccio spettacoli di animazione magica, il più delle volte nei teatri, alle fiere quando va meno bene, a volte anche alle feste di compleanno.
In Moldavia, in Romania, in Rwanda, in Burundi, quando va benissimo.
Mi diverto e i bambini si stupiscono, ed ogni volta mi affascina vedere i volti stupiti dei bambini usando qualcosa che non si chiama playstation e nemmeno computer ma una cosa che risponde invece al nome di "fantasia" e che abbiamo incorporata da quando siamo nati...
Il giorno che finirò uno spettacolo e non mi sarò divertito, e non sarò un po' più ricco di sguardi nel cuore, beh, sarà il giorno che smetterò , che chiuderò quelle quattro valigie fedeli compagne di viaggio e che lascerò perdere.
Fino ad allora, andrò avanti, con il batticuore e l'entusiasmo di sempre.

[...]
Stamattina il teatro era bellissimo, ed era il sentiero di terra rossa davanti alla casa dell'ospitalità inaugurata stanotte (tra l'altro non è andato benissimo il collaudo ufficiale, perchè si è staccato un pezzo di tetto e non c'era la luce per vedere cos'era quella roba nel mio letto, ma tolto questo è stata una bellissima nottata...).
I bambini del villaggio si sono riuniti qui davanti e aspettano.

Pronti via, si parte, e per un'oretta non si sono mossi da lì... qualche "ooohhh" ogni tanto, nulla più. Non conoscevano l'uomo bianco, figurarsi l'uomo bianco che fa sparire e comparire le cose, che lega le corde insieme tra loro, che colora i libri bianchi, che fa sparire un foulard dalle mani e lo fa comparire in una bottiglia lì vicino...
Mi piace guardare i bambini, sapere quando aspettano e quando si stupiranno, quando contano per fare la magia e quando non si muovono neppure talmente sono stupiti.
La mattinata è andata via così, con il piccolo spettacolo.
Henry continua a guardare i giochi e alla fine mi chiede sempre di dirgli come faccio...


Henry lo sai mantenere un segreto?
Sì...
Anche io...

Ed ogni volta me la cavo così...
In realtà c'erano anche gli uomini e le donne... che mentre andavano in campagna, si sono fermati per un po' (cioè per tutta la mattina...) a guardare. Siamo di casa ormai, e nemmeno i bambini hanno paura, tranne il piccolo che abita nella casa di fronte, e che ogni volta che mi vede cambia colore (nel senso che diventa più pallido) e scappa in casa.


Qui continua la festa, oggi con gli invitati più stretti, in un improbabile tendone improvvisato sulla cima della collinetta.
E allora pranzo (riso, piselli rossi, banane fritte, pesciolini di stagno). La mamma di Henry ha adoperato le posate e la tovaglia che gli ha spedito la mia mamma... così, un po' sensazione di casa, un flash.
Poi discorsi dal capo villaggio in giù, birra di sorgo. In realtà oggi ci si è dato dentro anche con la birra di banana, gli africani un po', diciamo così, brilli, sono ancora più simpatici, e gli italiani anche...
Ci sta, è una settimana di festa, va bene anche così allora.

[...]
Domani verso la tarda mattinata si riparte, si ritorna a Ruyigj, e da lì a Ngozi il giorno dopo, per il corso di formazione agli animatori. Poi Rwanda, poi arriveranno gli altri.
I nostri passaporti sono all'ambasciata del Rwanda nella capitale del Burundi, per i controlli e per il visto, speriamo non li abbiano persi, altrimenti bisognerà rimanere qui da clandestini... ma sì, va bene anche se li hanno persi in fondo...

E stasera niente stelle, ma nuvole.

Pete niente stelle cadenti stasera...
No... stasera no... e dai mi dici come si fa a colorare quel libro?
Dai prima di tornare in Italia te lo dico, promesso... vuoi il lettore con la musica italiana?
Sì, pensavo l'avessi lasciato a Ruyigj...
No, te lo vado a prendere...
Notte Pete...
Notte Pepe...

Quante relazioni si creano con un libro bianco...
con un libro bianco... e un po' di fantasia.
Notte, Butezi.

Peppe


lunedì 1 settembre 2008

A BUTEZI

" Stamattina andiamo a casa mia allora... copritevi la testa, ci sarà molta polvere per strada...". E' il giorno della prima messa di Henry. Pardon, don Henry.
A casa sua, in questo villaggio sperduto tra le colline, in questo angolo di mondo dimenticato dagli uomini.
"Preparatevi, non arrivano molte macchine laggiù, e i bambini non hanno mai visto un uomo bianco. Gli unici tre che ci abitavano, avevano costruito una fattoria, ma poi, durante la guerra, sono andati via e non sono mai più ritornati...".
Là ci abitano sua mamma e suo papà.
[...]
Si va. La strada con l'asfalto dura solo qualche chilometro, poi una curva a destra, in un sentiero di terra rossa, e allora capiamo il perchè della frase del mattino. Abbiamo la testa coperta, ma la polvere arriva davvero ovunque, così rimediamo un pezzo di panno da mettere davanti alla bocca; nessuno parla, del resto, è impossibile perchè non si riesce...
[...]
Per strada non incontriamo nessuno, solo capanne sparse e qualche contadino che va a lavorare, ma pochi, perchè oggi è domenica e non si lavora.
Poi, il villaggio, la gente intorno al pulmino, i più piccoli piangono, i grandicelli sono incuriositi e non staccano gli occhi di dosso, i grandi vengono a salutare, le mamme ridono perchè i più piccoli piangono, gli uomini ci abbracciano. La messa è molto bella (anche se non ci capiamo nulla, tranne la solita parola "italiani" verso la fine), danzata, cantata, ritmata. E' Africa.
Dopo la messa, una festa con migliaia di persone, poi i bambini ci seguono fino a casa, sanno che domani c'è lo spettacolo di magia, così giochiamo un po' con loro.


Già, la casa. Questa piccola casa è stata costruita con una parte dei fondi dell'anno scorso, precisamente 800€. La inauguriamo noi, oggi, è stata finita una settimana fa; si chiama "Casa dell'ospitalità" ed è stata costruita con solo stanze da letto, perchè chiunque viaggi e passi da questo villaggio, possa qui trovare un riparo per la notte e riposare fino al giorno dopo. Che bello, chissà in quanti dormiranno qui, da oggi in avanti.

La giornata scorre via con la festa, con i discorsi del capo villaggio, del papà di Henry, degli anziani. Bevo con loro la birra di sorgo (che sconsiglio caldamente), simbolo dell'essere accettati in un villaggio. Ora ho la cittadinanza onoraria di Butezi.

La sera, niente corrente; mangiamo qualcosa, poi si chiacchiera intorno al fuoco fuori dalla casa bevendo una birra; Eugy e Walter sono via da un po' a chiacchierare, Henry è con i genitori a parlare, Pete fa relazioni sociali attorno al fuoco. Così mi allontano un po' da casa, mi sdraio là dove la collina comincia a scendere, e mi riempio gli occhi di un meraviglioso stellato africano.
Si vede la Via Lattea.
Dopo un po' arriva anche Pete.

Che fai qui?
Guardo le stelle Pete...
Da voi non ci sono?
Sì, ma non sono così belle, ci sono le luci da noi, si vedono di meno...
Ah...
...
E perchè guardi le stelle?

In quel momento c'è nel cielo la scia meravigliosa di una stella cadente..

Pete l'hai vista?
E cos'è?
Si chiama... etoiles tombantes... beh, suona male in francese, in italiano è più bello, si dice stella cadente, ripeti... stella cadente...
Stela cadente...
Si più o meno... Sai, dicono che quando ne vedi una, hai diritto ad esprimere un desiderio..
Un...?!
Desiderio, sarebbe una specie di sogno che vuoi che si avvera... tu lo pensi, e quella cosa succede...
Ah...
...
E tu che desideri hai Pepe?
Ci penso su... ce ne sono troppi e tutti insieme... Io non ci credo Pete... però se ne vedi un'altra pensalo un desiderio, magari si avvera...
Vado a dormire Pepe...
Vengo anche io, Pete...

Ma un'ultima occhiata al cielo la do comunque. Non è vero che non ho dei sogni nel cassetto, se ne vedo un'altra, questa volta me lo gioco, un desiderio...
Buona notte Burundi, sono orgoglioso di dormire per primo in questo letto.

Peppe


 
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