mercoledì 1 ottobre 2008

PRIMO ATTO



Giovedì 30 luglio 2008

Non so se questo diario andrà ancora avanti.
Forse lo farà a giorni alterni, da domani, o forse sarà un riassunto al ritorno.
Domani mattina arrivano gli altri.
Gli altri sono Marta, don Claudio, Joy, Agnese, Betta, Milena: alcuni li conosco bene, altri di vista, altri pochissimo, ma ci sarà il tempo per tutto e per tutti. Poi saranno bambini, e il progetto che continua a Ngozi.
Oggi è stata una giornata di ordinario Rwanda; jeep, strade, bambini, lunga camminata a piedi. Domani, si parte prestissimo e si ritorna in Burundi.
Così, in quest'ultima pagina di diario "solitario", provo a riassumere questi quindici giorni.

Mi porterò dietro il ritorno in una terra che ti abbraccia come solo l'Africa sa fare; il ritorno dopo un anno di vita occidentale, ma con il cuore lanciato quaggiù un po' per volta. Vive bene, qui.
Mi porterò dietro la gente che ha avuto il tempo di ascoltarmi, di accompagnare il mio sogno di poter fare un video che possa colpire l'anima anche di chi non c'è stato quaggiù, di rispondere alle domande. Manuel, il funzionario dell'Unhcr che mi ha raccontato dei profughi, del suo lavoro, di come si ricostruiscono le vite delle persone, e la moglie, che lavora per il reinserimento dei bambini soldato.
Henry, la sua ordinazione, la festa, l'abbraccio della Sua gente e il poter essere stato testimone di cosa sia una festa nel cuore dell'Africa.
Maggie, e questa cosa che l'odio non avrà mai l'ultima parola.
Mi porterò dietro la casa di Butezi, costruita appositamente, che sarà luogo di passaggio per i viandanti di quella strada. Il paese di Henry, quei giorni di vita da villaggio africano, quei ritmi lenti del trascorrere del tempo che fanno assaporare la vita.
Godefroid, ormai semplicemente Gode.
Pete e Jean d'Arc, due persone straordinarie e i compagni di questo viaggio e di mille avventure.
Gli spettacoli di magia con i bambini. I bambini. Gli occhi dei bambini.
I piccoli che ho tenuto in braccio, sulle spalle, per mano. Loro me li porterò dentro.
Il ritorno a Ngozi, per il corso animatori, qualche giorno per capire che non me ne ero mai andato via da lì.
Il piccolo Bertrand, solo un anno dopo.
Il Rwanda. Il genocidio. Il santuario di Kibeho.

Questo mi sarebbe piaciuto dire alle rarissime telefonate che sono arrivate fin quaggiù.
Questo avrei voluto dire a chi mi chiedeva "Come va?".

Va che sono a casa anche se quasi tutti gli altri hanno un altro colore, va che sembra che non sia mai andato realmente via da qui. Va che senza computer e cellulare sto bene.
Va così.

Mi piacerebbe che alcune delle persone che riempiono la mia vita in Italia fossero qui. Non mi mancano, nessuno di loro, nel senso che non ho nostalgia o tristezza. Non vorrei tornare da loro;, ma vorrei piuttosto che fossero loro qui, con me, a dividere e condividere questi giorni così pieni. Vorrei che fossero qui per vedere quanto mi sento a casa e quanto sto bene. Io credo che ne sarebbero felici, tutti.

Gli altri sono partiti, saranno io credo dalle parti di Roma, ad aspettare l'aereo per Addis Abeba, pieni di aspettativa e di attesa. L'Africa, il Burundi, li accoglieranno a braccia aperte. Ultima chiacchierata con Eugy, poi ho fatto una piccola passeggiata nel cortiletto, senza bisogno di aggiungere nulla a questo stellato infinito.

Buona notte, non toverò mai le parole giuste per ringraziare di questo dono immenso.

Murakoze Chane.
Grazie molte.

Notte

Peppe


2 commenti:

Lorenzo ha detto...

Si quando si fa un'esperienza bella e particolare la sola cosa che si desidera è che anche i nostri migliori amici possano vivere quei momenti e provare quelle belle sensazioni... questa è davvero la gioia più grande: condividere con gli altri il bello che incontriamo.

twigabea ha detto...

sentirsi a casa.
non sentire la mancanza di chi si ama...ma volerli semplicemente lì con sè, per condividere senza dover spiegare con parole che tanto non trovano il giusto valore...come ti capisco.