venerdì 24 ottobre 2008

BUIO

Periodaccio.
No, non per me, io sto bene. Al solito insomma, con le colline che ogni vita si porta nel cammino: qualche salita, qualche discesa, qualche falso piano, qualche alberello dove ripararsi dal sole.
Periodaccio in generale.
C'è qualcosa di palese che non funziona in questo mondo.
C'è qualcosa che non funziona in questo occidente.
Qualcosa che va oltre i miliardi di € delle banche, che va oltre le università occupate e la riforma della scuola, che va oltre, semplicemente.
C'è una società che si sta lentamente ma senza freni disgregando nei suoi valori più fondamentali, che deve guardare Amici o l'Isola dei famosi per occupare il tempo e avere qualcosa di cui parlare, che non crede più in nient'altro che non sia arrivare al giorno dopo.
Baricco direbbe che stanno arrivando i Barbari.
Io dico che sono più vicini di quel che pensiamo.
IL sole sorge, poi, dopo ogni notte. Però bisogna aspettare che arrivi il mattino...

martedì 14 ottobre 2008

Mani che cercano, occhi che guardano

Bene.
Questa parte del viaggio finisce qui.
Ho deciso di riassumere il resto dell'esperienza in un progetto video, presentato all'Harambee 2008 e che sta avendo un riscontro molto bello e che mi rende orgoglioso di questo piccolo lavoro.

Un video perché è il modo migliore che ho trovato per raccontare le vite incontrate e che sono passate davanti agli occhi, per fotografare le emozioni che si provano nel toccare migliaia di mani ogni giorno e nell'incrociare gli occhi dei bambini.
Un video che non ha la pretesa di "riassumere", e del resto è impensabile riassumere un mese e mezzo nel cuore dell'Africa.
Un video che vuol essere una testimonianza utilizzando un linguaggio che la comunicazione ci mette a disposizione: le immagini, la musica, le parole.

L'ho chiamato "Mani che cercano, occhi che guardano", e qui, chi vuole, può vederlo.

Chi volesse averne una copia, non deve fare altro che chiedermela (peppe.puo@libero.it), gliela spedirò più che volentieri.

Un sorriso a tutti voi

Peppe

PRIMO ATTO 2

Stamattina visita al "Museo della cultura" e poi al lago Tanganica.

Spiaggia del lago Tanganica, Bujumbura, ore 13, più o meno.
Sto facendo un cazziatone all'autista che ci deve portare all'aereoporto a prendere gli altri che arrivano, autista che ovviamente con un'abbondante dose di african time è arrivato solo adesso... "All'una arrivano gli altri, non è possibile che riusciamo ad arrivare in ritardo... C'est ne pas possible!!"

Poi, arriva un messaggio sul telefonino, spedito ieri ma che è arrivato solo adesso, alle 12.58: "Il gruppo è fermo ad Addis Abeba. Persa coincidenza per ritardo aereo partito da Roma. Dormono lì, arrivano domani alla stessa ora. Non riescono a contattarvi. Un abbraccio, Luca"
Luca è don Luca, delegato per le missioni.
Bene. Il cazziatone all'autista finisce qui, riprenderà domani perchè tanto arriverà lo stesso in ritardo, lo so già...

E così, un ultimo giorno da "single"; ormai, ci facciamo una risata, due battute ad Henry sul tempismo africano, e poi siamo andati alla "Citè des Jeunes".
Oggi siamo stati nel quartiere qui intorno, bambini e piccola magia, e occhi e sorrisi e mani... stasera invece abbiamo approfittato per sentire il buon Godefroid, al quale stasera abbiamo offerto una cena sdebitandoci così del pacco che gli abbiamo tirato a Ruyjgi la settimana scorsa; così, abbiamo conosciuto anche la moglie.
Poi il direttore della casa salesiana, dove abbiamo chiesto ospitalità per questa notte, père Leopold, ci ha voluto offrire una Fanta e qualcosa da mangiare per ringraziarci della nostra presenza da loro. Un ultimo bel momento.
Poi il letto, e tanto sonno.
Buona notte!!

Ultima nota: sono le 4.50 del mattino: mannaggia qui davanti c'è la moschea e il muezzin o come caspita si chiama sta urlando in una lingua incomprensibile qualche preghiera che ovviamente non capisco ma che non mi farà più dormire... per una volta che una cosa doveva essere in ritardo, è in anticipo!!!!
Come giornata non è un grande inizio...

mercoledì 8 ottobre 2008

...

Come dice Baricco, un racconto è un viaggio per viandanti pazienti...
Nelle mille curve di ogni vita, troverò il tempo di scrivere il diario che manca e che ho solo sul quaderno!!!
Abbiate pazienza...

Peppe

mercoledì 1 ottobre 2008

PRIMO ATTO



Giovedì 30 luglio 2008

Non so se questo diario andrà ancora avanti.
Forse lo farà a giorni alterni, da domani, o forse sarà un riassunto al ritorno.
Domani mattina arrivano gli altri.
Gli altri sono Marta, don Claudio, Joy, Agnese, Betta, Milena: alcuni li conosco bene, altri di vista, altri pochissimo, ma ci sarà il tempo per tutto e per tutti. Poi saranno bambini, e il progetto che continua a Ngozi.
Oggi è stata una giornata di ordinario Rwanda; jeep, strade, bambini, lunga camminata a piedi. Domani, si parte prestissimo e si ritorna in Burundi.
Così, in quest'ultima pagina di diario "solitario", provo a riassumere questi quindici giorni.

Mi porterò dietro il ritorno in una terra che ti abbraccia come solo l'Africa sa fare; il ritorno dopo un anno di vita occidentale, ma con il cuore lanciato quaggiù un po' per volta. Vive bene, qui.
Mi porterò dietro la gente che ha avuto il tempo di ascoltarmi, di accompagnare il mio sogno di poter fare un video che possa colpire l'anima anche di chi non c'è stato quaggiù, di rispondere alle domande. Manuel, il funzionario dell'Unhcr che mi ha raccontato dei profughi, del suo lavoro, di come si ricostruiscono le vite delle persone, e la moglie, che lavora per il reinserimento dei bambini soldato.
Henry, la sua ordinazione, la festa, l'abbraccio della Sua gente e il poter essere stato testimone di cosa sia una festa nel cuore dell'Africa.
Maggie, e questa cosa che l'odio non avrà mai l'ultima parola.
Mi porterò dietro la casa di Butezi, costruita appositamente, che sarà luogo di passaggio per i viandanti di quella strada. Il paese di Henry, quei giorni di vita da villaggio africano, quei ritmi lenti del trascorrere del tempo che fanno assaporare la vita.
Godefroid, ormai semplicemente Gode.
Pete e Jean d'Arc, due persone straordinarie e i compagni di questo viaggio e di mille avventure.
Gli spettacoli di magia con i bambini. I bambini. Gli occhi dei bambini.
I piccoli che ho tenuto in braccio, sulle spalle, per mano. Loro me li porterò dentro.
Il ritorno a Ngozi, per il corso animatori, qualche giorno per capire che non me ne ero mai andato via da lì.
Il piccolo Bertrand, solo un anno dopo.
Il Rwanda. Il genocidio. Il santuario di Kibeho.

Questo mi sarebbe piaciuto dire alle rarissime telefonate che sono arrivate fin quaggiù.
Questo avrei voluto dire a chi mi chiedeva "Come va?".

Va che sono a casa anche se quasi tutti gli altri hanno un altro colore, va che sembra che non sia mai andato realmente via da qui. Va che senza computer e cellulare sto bene.
Va così.

Mi piacerebbe che alcune delle persone che riempiono la mia vita in Italia fossero qui. Non mi mancano, nessuno di loro, nel senso che non ho nostalgia o tristezza. Non vorrei tornare da loro;, ma vorrei piuttosto che fossero loro qui, con me, a dividere e condividere questi giorni così pieni. Vorrei che fossero qui per vedere quanto mi sento a casa e quanto sto bene. Io credo che ne sarebbero felici, tutti.

Gli altri sono partiti, saranno io credo dalle parti di Roma, ad aspettare l'aereo per Addis Abeba, pieni di aspettativa e di attesa. L'Africa, il Burundi, li accoglieranno a braccia aperte. Ultima chiacchierata con Eugy, poi ho fatto una piccola passeggiata nel cortiletto, senza bisogno di aggiungere nulla a questo stellato infinito.

Buona notte, non toverò mai le parole giuste per ringraziare di questo dono immenso.

Murakoze Chane.
Grazie molte.

Notte

Peppe